A Venezia, nel XVIII secolo, si affermò il genere pittorico del vedutismo, nato già nel corso del Seicento, quando si iniziarono a realizzare dipinti, disegni o incisioni capaci di rappresentare con fedeltà, in forma prospettica, luoghi, edifici, scorci di città. Fu nel Settecento, tuttavia, che questo cosiddetto vedutismo si trasformò in un filone molto fortunato; per il loro carattere documentario, infatti, le vedute furono grandemente richieste dai viaggiatori stranieri che giungevano in Italia per il cosiddetto grand tour (letteralmente: ‘gran giro’), il viaggio compiuto da giovani aristocratici per le principali città d’Italia allo scopo di completare la propria formazione culturale. Questi ricchi turisti ante litteram richiedevano rappresentazioni dei monumenti antichi e moderni, nonché scorci di luoghi significativi sotto il profilo monumentale o pittoresco: quindi piazze, strade e chiese delle più belle città italiane (come Roma, Venezia, Napoli, Firenze e Palermo).

L’esponente più autorevole del vedutismo veneto fu il pittore e incisore Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto (1697-1768). Della sua formazione e delle sue prime prove non rimane alcuna testimonianza. Nel 1719 si recò a Roma, dove conobbe e frequentò paesaggisti italiani e stranieri colà residenti e maturando un nuovo interesse per la riproduzione fedele del paesaggio naturale e urbano. Tornato a Venezia come “pittor de vedute”, iniziò a dipingere le sue vedute della città, tutte di altissima qualità in piccolo, medio o grande formato. Ben presto andò elaborando uno stile personale che, pur essendo profondamente radicato nella cultura veneziana, lo portò ad ottenere il favore di un pubblico internazionale. Ebbe, infatti, tra i suoi committenti i reali del Liechtenstein e Joseph Smith, banchiere, mercante e poi console inglese a Venezia, personaggio decisivo per la sua carriera in quanto fu proprio questi ad introdurlo nell’ambiente dei ricchi e raffinati collezionisti inglesi. Egli ebbe sicuramente il merito di elevare il vedutismo, allora considerato un genere minore, a una corrente di gusto dominante in Europa, capace di contrastare con successo la tradizionale pittura di storia o la moderna pittura erotica alla moda. Così tanta fortuna è senza dubbio riconducibile alla sua prodigiosa capacità tecnica.

Tra le moltissime opere di grande fama e bellezza è difficile poterne scegliere una sola, pertanto la nostra scelta è legata al periodo dell’anno in cui stiamo scrivendo che è il periodo pasquale verso Pentecoste e l’opera riguarda la Festa de la Sensa, ovvero dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, celebrata nella Repubblica Serenissima in pompa magna con la cerimonia dello sposalizio di Venezia col mare, nella quale il Doge con i dignitari saliva sul Bucintoro, la nave da parata ufficiale, e si recava alle bocche di porto dove gettava simbolicamente in mare un anello nuziale.

L’opera, famosissima, è Il bacino di San Marco nel giorno dell’Ascensione (datazione 1735-41 ca. Olio su tela, 1,21 x 1,82 m.) conservata a Londra, presso la National Gallery. In quest’opera tutto viene messo a fuoco con una lucidità impressionante e da questo quadro si potrebbero ricavare una quantità di dettagli, tali da ricavare un intero volume, perché non c’è nessun elemento che sia trascurato o trattato come un accessorio di fondo; tutto è disposto con puntuale e scrupolosissima lucidità: le distanze, i colori, lo stesso cielo. Canaletto è stato capace di mettere a fuoco ogni dettaglio con impressionante lucidità: nelle sue opere, nulla è trascurato o trattato come un elemento accessorio. Vi sono, nei suoi dipinti, centinaia di particolari e ogni piccola porzione di tela è, di per sé, un quadro nel quadro. Per Canaletto, infatti, le architetture non costituivano dei semplici fondali decorativi ma erano i veri soggetti dell’opera.

Dopo aver vissuto per un decennio in Inghilterra tra il 1746 e il 1756, dove fu apprezzatissimo, rientrò in patria e visse prevalentemente nella sua Venezia continuando a sviluppare anche l’attività di apprezzato incisore. La sua vita si concluse a 70 anni compiuti, nella sua casa veneziana di San Vio, il 19 aprile 1768.