Tra i tanti capolavori di artisti veneti sparsi per il musei del mondo, vista la ricorrenza del 25 marzo che celebra l’Annunciazione a Maria da parte dell’Arcangelo Gabriele della gravidanza divina cui la Santa vergine diede libero assenso (“Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum”), non può mancare anche un’opera dell’importante pittore Giovanni Battista CIMA DA CONEGLIANO che ritrae il momento topico, con la Pasqua e il Natale, della Storia dell’umanità.

Non è l’unico dipinto con questo soggetto dell’artista coneglianese, vissuto tra il 1460 e il 1517, uno dei pittori che contribuì al passaggio dallo stile medievale a quello rinascimentale nelle terre venete e che fu coevo di Giorgione e Tiziano; ma è sicuramente il più famoso per la sua particolare bellezza.

Il dipinto ha avuto una storia travagliata: realizzato nel 1495, lo troviamo nel 1604 nella chiesa dei Crociferi a Venezia dove viene descritto dal Sansovino come “pala nobilissima per essere stata da Gio.Battista da Conegliano, eccellentissimo pittore dipinta”, poi viene trafugata probabilmente dal ladro Napoleone e dai suoi predoni per finire a Mosca e poi, dal Museo di Galitsyn, nel 1886 è stato trasferito all’Ermitage di San Pietroburgo. Qui le difficoltà di conservazione lo avevano messo a serio repentaglio, finché nel 2004 esso è stato restaurato convenientemente e restituito alla sua originale radiosità.

Ora finalmente si comincia ad ammirare la cromia originaria del Cima. Sono stati recuperati i suoi toni vivaci e brillanti. Il suo lirismo compositivo dovuto ai colori caldi utilizzati per ottenere quell’armonia emozionale che lo caratterizza. Una particolare visibilità acquistano i due mosconi: uno disegnato sul basamento del letto della Madonna, l’altro su uno dei lati del leggio, testimonianti il male da cui l’uomo deve essere liberato. Nei due personaggi, l’angelo e la Vergine raffigurati come statue greche dalla classica corporeità, si leggono reminiscenze fiamminghe, nordiche, filtrate da Antonello da Messina: l’atteggiarsi delle mani della Madonna, l’ovale raffinato del suo volto ornato dallo zendalo bianco, il velo giallo che rimanda al nastro che circonda i fianchi della luminosa veste dell’angelo, il segnalibro tra le pagine del libro davanti alla Madonna. Da notare, tra i particolari, la cura nella scritta in ebraico intarsiata e dorata, nel legno sulla cornice in alto a destra, oltre agli elementi del panorama esterno che richiamano elementi del paesaggio veneti.

Trattasi di un dipinto a olio su tavola di dimensioni 136 x 107 cm, conservato tuttora al celeberrimo Museo Ermitage di San Pietroburgo, in Russia, città particolarmente legata a Venezia per l’opera degli architetti veneti, chiamati dallo zar Pietro il Grande nel XVIII secolo a rendere la città degna della corte reale.

Una delle tante opere sottratte alla nostra terra e alla loro collocazione originale, ammirabili dai veneti solo a prezzo di lunghi viaggi nei vari musei del mondo.