Continua la ricognizione della rubrica dedicata all’arte veneta di opere d’arte trafugate dalle orde napoleoniche e mai restituite ai veneti che, per ammirarle, devono andare in musei francesi, italiani o, comunque, di altre nazioni. Oggi è la volta di un’opera di Vittore Carpaccio.

La Presentazione della Vergine al tempio (olio su tela cm. 130 x 137), faceva parte di un più vasto ciclo dedicato alle Storie della Vergine commissionato all’artista dalla Confraternita degli Albanesi a Venezia e oggi disperso fra Milano, Bergamo (Accademia Carrara) e Venezia (Gallerie dell’Accademia): i dipinti, eseguiti intorno al 1502- 1505, erano destinati alla decorazione della sala dell’Albergo nella sede della Confraternita. L’opera testimonia appieno le doti di narratore dell’artista e mostra il suo vivo interesse per la descrizione minuta dei dettagli, che inserisce copiosamente nella raffigurazione mescolando con naturalezza motivi realistici, oggetti esotici ed elementi di pura fantasia.
La Presentazione della Vergine al Tempio è ambientata nell’esterno di una piazza veneziana, con Maria adolescente che sale, umile ma decisa, i gradini del Tempio dove l’aspetta il sacerdote, che la terrà come vergine consacrata fino al giorno del suo matrimonio. Dietro di lei si vedono Gioacchino e Anna, che la consegnano, e altri personaggi, dalle espressioni un po’ imbambolate. Anche in questa tela l’aspetto più interessante sono i dettagli, come la veste del sacerdote, la torre che ricorda quella dell’orologio a Venezia, il bambino in primo piano di spalle davanti a un fregio di Battaglia ispirato all’arte antica, con un cerbiatto al guinzaglio e un leprotto vicino ai piedi. Il taglio della tela è moderno, infatti lascia fuori della rappresentazioni alcuni brani, come il coronamento degli edifici sullo sfondo.

I teleri di tutto il ciclo dedicato alla Vergine, dipinto dal Carpaccio, dalla Scuola degli Albanesi passarono successivamente alla Scuola dei Pistori di Venezia, per poi giungere in Pinacoteca nel 1808 in seguito alle soppressioni napoleoniche.