L’elenco delle opere d’arte venete, soprattutto veneziane, sparse nei musei del mondo in seguito alle spoliazioni ai danni della nostra Repubblica Veneta compiute dai francesi, in primis, e non solo da loro, è molto lungo.

In particolar modo sono i musei del Louvre, a Parigi in Francia, e la Pinacoteca di Brera, a Milano in Italia, quelli che raccolgono fuori dalla nostra patria il maggior numero di opere di grande importanza. A queste “daremo la caccia” nel primo anno di PAGINE VENETE, nella rubrica dedicata all’arte.

Cominciamo dall’opera di Francesco Guardi “Partenza del Bucintoro per San Nicolò di Lido il giorno dell’Ascensione”, dipinto con la tecnica dell’olio su tela, datazione 1775-1780, dimensioni 60×101, conservato al Louvre di Parigi, appartenente al genere “vedutista” di cui il Canaletto per primo e il Guardi stesso per secondo sono i massimi esponenti, grazie anche al soggetto impareggiabile fornito dalla città di Venezia.

La storia del dipinto è particolare: nel 1766 il Canaletto ricevette la commissione da Lodovico Furlanetto, mercante di stampe, per la realizzazione di 12 disegni che rappresentassero le feste che si svolsero a Venezia nel 1763 in occasione dell’elezione a Doge di Alvise IV Mocenigo. Il committente fece poi incidere i disegni su lastre di rame da Giambattista Brustolon, così feste come: l’Incoronazione del Doge, lo Sposalizio del Mare la Festa della Salute le celebrazioni del Giovedì grasso, il Ricevimento degli ambasciatori, la Processione del Corpus Domini, vennero rappresentate in una nuova veste non più pittorica. Le lastre sono oggi conservate al Museo Correr dal 1955.

Queste lastre ebbero molto successo, tanto da essere ricopiate da più artisti; fra questi Francesco Guardi che ne fece di ognuna una riproduzione in olio su tela, talmente esatta che i dipinti vennero per molto tempo considerati del Canaletto stesso, anche se il Guardi riuscì a trasformare l’impianto canalettiano, inserendo una formicolante stesura pittorica, di piccole figure vitali, macchiette, meno slabbrate dando all’insieme una forma e un colore di segno nuovo.

I dipinti durante l’occupazione francese del 1797 vennero confiscati  e divisi in vari musei, alcuni al Louvre , uno a Bruxelles, due a Nantes, uno a Tolosa e uno a Grenoble. La volontà di riunire i dipinti ha permesso che quello di Tolosa potesse essere cambiato con una pittura sempre del Guardi, portando a 10 il numero di dipinti conservati a Parigi.

L’opera descrive la cerimonia tradizionale dello “Sposalizio del Mare” che avveniva nel giorno dell’Ascensione di Gesù (Festa de la Sensa) 40 giorni dopo Pasqua. Il Doge, assieme alle alte cariche della Repubblica, seguito dagli Ambasciatori dei paesi stranieri, nonchè da una immensa folla imbarcata su gondole, saliva sul Bucintoro, nave da cerimonia splendida di decorazioni, e si recava verso il porto di Lido dove avveniva la cerimonia dello Sposalizio col Mare (Festa della Sensa), in occasione della quale egli, gettando in acqua un anello d’oro,  pronunziava la tradizionale frase: “DESPONSAMUS TE, MARE, IN SIGNUM VERI PERPETUIQUE DOMINII” (“Mare noi ti sposiamo in segno del nostro vero e perfetto dominio”). Due regate concludevano il rituale. Terminata la cerimonia, il Doge si recava  presso la chiesa di S. Nicolò per assistere alla funzione religiosa.

Per vedere quest’opera, i veneti devono andare in Francia anziché nella loro capitale dove era stata realizzata e alla quale era destinata.