La Seconda Guerra Mondiale ha portato gli USA in casa nostra e con loro sono arrivate molte tradizioni americane, alcune addirittura a sostituire le nostre.
Il caso di Halloween è più recente e forse sembra più evidente, ma solo perché quello dell’omaccione vestito di rosso e bordato di bianco, perché in origine fu adoperato in questa versione come testimonial della Coca Cola, denominato “Babbo Natale” è ormai entrato del tutto nell’immaginario popolare legato al Natale, facendo sparire San Nicola (6 dicembre, la figura storica da cui si è evoluta la figura di Sankt Nicklaus/Santa Claus), Santa Lucia (13 dicembre) e soprattutto la Befana, fino a 40 anni fa la vera protagonista dei regali per i bambini.

La Befana è la figura di una strega buona che ai bambini porta dolciumi o frutta se sono stati buoni durante l’anno e carbone se sono stati cattivi, entrambe cose comunque utili in epoche di povertà e strumento pedagogico fondamentale per insegnare fin da piccoli l’obbedienza, il senso del dovere e la distinzione fra bene e male. Tutte cose andate fuori moda.
Il nome è di origine dubbia e controversa, prevale l’idea che sia un’assonanza con la festa liturgica dell’Epifania (che significa “Manifestazione della divinità di Cristo”) posta al 6 gennaio a suggello delle festività cattoliche legate al giorno Natale di Gesù Cristo, Redentore del mondo: “El dì de l’Epifania tute le feste el se porta via” dice l’adagio popolare.

Per i bimbi era bello associare l’attesa dei regali – che non arrivavano a Natale perché quello era un giorno dedicato alla sacralità dell’Incarnazione e al mistero che si rendeva vivo – all’arrivo dei doni da parte dei Re Magi a Gesù Bambino nel Presepio. Era usanza appendere una calza vicino al camino, o alla finestra, da dove si pensava che la Befana sarebbe entrata di notte mentre i bimbi dormivano; i genitori avevano cura di riempire le calze vuote nottetempo in modo da rendere reale la fiaba e generare lo stupore che premiava la capacità di attendere, di saper aspettare.

Cose passate, non più di moda nell’epoca del “qui e ora” e del “tutto e subito”, dell’abbondanza e del consumismo. Come superata è la filastrocca “La Befana la vien de note, co le scarpe tute rote, co le pezze in te la sotana, viva viva la Befana!” che tanto divertiva i bambini, innamorati e al tempo stesso un po’ intimoriti da questa vecchia benigna, ma pur sempre strega!