La scuola dell’obbligo della Repubblica Italiana mira a plasmare cittadini che si riconoscano con lo Stato secondo gli schemi dell’identificazione artificiosa “Stato-Patria” caratteristica delle ideologie dei secoli XIX e XX.

Tutti ne siamo stati vittime inconsapevoli e la maggior parte delle persone rimane segnata da questo imprinting per il resto della vita, credendosi italiana pur essendo veneta.

Tuttavia può capitare, anche in modo accidentale, di soffermare lo sguardo su una delle molte testimonianze che il paesaggio urbano, e non solo urbano, ancora ci offre di un passato che racconta una versione dei fatti diversa e, magari, quella può essere la scintilla che fa accendere il fuoco della curiosità sulla nostra vera Storia. Se questo accade, inizia un percorso sconvolgente che destrutturerà tutto il castello di menzogne ideologiche subite fin dall’infanzia e reiterate quotidianamente dalla retorica istituzionale e dalla televisione, un percorso di rinascita al termine del quale il cittadino veneto europeo prende atto della sua autentica identità e desidera di poterla affermare e di vederla riconosciuta e rispettata.

In assenza di percorsi di studio sistematici e ufficiali, tale percorso necessita di un buon maestro che però è raro da trovare, oppure abbisogna di fonti attentibili per poter almeno tentare una via del tutto personale. Un buon punto di partenza è rappresentato dal Museo Atestino presso la cittadina di Este, ovvero l’antica Ateste che fu uno dei principali centri di civilizzazione della Venetia e, secondo la storiografia prevalente, il più importante della fase di transizione fra Preistoria e Storia (quando cioè comparve la scrittura).

Nel Museo – la cui opera di raccolta dei reperti fu iniziata nel XVII secolo dal senatore della Repubblica Veneta Giorgio Contarini e proseguita nel XVIII secolo dallo storico Isidoro Alessi – si può fare un opera di ricognizione delle origini del popolo veneto dalla fase preistorica, con le prime sale dedicate all’età pagana e ai reperti funerari dei “venetkens” (“le genti venete”), fino all’epoca romana e al primo cosiddetto Medioevo, cioè l’epoca dalla quale per un veneto bisogna cominciare a ristudiare tutto daccapo, e in modo del tutto diverso, rispetto alla versione inculcata dai programmi italianizzanti sui banchi di scuola.

Numerosi sono i reperti di valore emersi dagli scavi nelle necropoli delle zone circostani rispetto a Este, ma anche provenienti dal resto del territorio veneto, alcuni di grande impatto emotivo perché testimoniano la specificità e l’omogeneità delle genti venete, riconoscibili e riconosciute dai Romani come popolo al punto che le terre da loro abitate e civilizzate furono nominate “Venetia”, ovvero “terra dei Veneti”.

Vale la pena dedicare mezza giornata per recarsi a visitare la bella cittadina in provincia di Padova, col suo castello medievale e la bella chiesa del Duomo Abbaziale dedicata a Santa Tecla, per passare nel Museo due ore che cambieranno completamente la prospettiva verso il passato e le proprie radici a ogni persona attenta e libera da preconcetti.