Nei 3 giorni precedenti la festa dell’Ascensione è antico uso nella Chiesa Cattolica lo svolgimento delle cosiddette “Rogazioni”. Le rogazioni sono preghiere, atti di penitenza e processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni. Hanno la finalità di attirare la benedizione divina sull’acqua, il lavoro dell’uomo e i frutti della terra.
Si distinguono in “maggiori” nella giornata del 25 aprile e “minori” nei tre giorni che precedono la festa dell’Ascensione nel rito romano. L’usanza ha origini molto antiche e risale a un evento accaduto nella Gallia Lugdunense (Lugdunum è l’antico nome di Lione) nel V secolo. Nell’anno 474  si abbatterono nel Delfinato  varie calamità naturali e un terremoto. San Mamerto, vescovo di Vienne, chiese ai suoi fedeli di avviare un triduo di preghiera e di digiuno e stabilì di celebrare solenni e pubbliche processioni verso alcune chiese della diocesi. I tre giorni di penitenza si conclusero il giorno dell’Ascensione.
Questa “proposta” di preghiera che il vescovo fece alla popolazione venne chiamata «rogazione», dal latino rogatio, usato nell’antica Roma per indicare una proposta di legge nata dal popolo.

Anche nei territori veneti si sono tenute per secoli le rogazioni quasi ovunque, finché l’economia era prevalentemente rurale e la dimensione della vita nella fede cristiana caratterizzava il vissuto quotidiano. Dopo il Concilio Vaticano II e il Sessantotto la società è profondamente cambiata e quelle processioni sono state quasi del tutto eliminate, ma ce n’è una che resiste in tutta la sua importanza e continua ad essere fonte viva per un’intera comunità. Da secoli, infatti, nell’Altopiano di Asiago viene tramandato un antico rito, vissuto con orgoglio da giovani e vecchi, da donne e uomini: la “Grande Rogazione”. Da oltre quattrocento anni, questo rituale si festeggia precisamente quaranta giorni dopo la Pasqua, il sabato che precede la festa dell’Ascensione. Per la città di Asiago (Sleghe in cimbro) consiste in una processione che dura un’intera giornata, nella quale si compiono preghiere e canti di ringraziamento in cimbro, la lingua originaria dell’Altopiano di Asiago.

Ogni anno attira turisti da tutto il mondo, addirittura dall’Australia. Questo rituale ha l’obiettivo di ottenere da Dio le benedizioni per la fecondità dei campi e la buona salute del popolo. In origine la Rogazione aveva una funzione propiziatoria, veniva eseguita cioè per auspicio di un buon raccolto. Nel XVII secolo, a seguito di un’epidemia di peste, questa processione si trasformò invece in un rito di ringraziamento da parte della popolazione scampata alla pestilenza. La Grande Rogazione è una festa che ogni anno porta allo scambio delle uova colorate tra gli innamorati: le ragazze e le donne, i giorni che precedono il sabato della Rogazione, si cimentano nel raccogliere nei prati, nei pascoli e nei boschi erbe e fiori colorati e profumati, che vengono poi utilizzati per colorare le uova che doneranno ai loro uomini.

L’intero percorso è di ben 30 chilometri e si snoda tra Asiago, da dove si parte alle 6 di mattina davanti al Duomo dal quale si raggiunge la chiesetta di San Sisto per la celebrazione della santa messa, dopo la quale si riparte per toccare Kaberlaba, Canove, Camporovere dove abitualmente ci si ferma per pranzare, il Monte Katz, Rigoni di Sotto fino al bosco di Gallio, dove viene fatta un’ultima sosta. Qui i ragazzi ricambiano il dono delle uova colorate ricevuto dalle ragazze con corone di ramoscelli di pino fresco e verde, intrecciate con fiori raccolti nell’ultimo tratto del percorso.

Si rientra in paese al tramonto. Le campane salutano il ritorno della Grande Rogazione e le donne rimaste in paese offrono del pane, in segno di donazione ai poveri così che anche loro partecipino alla gioia comune. La solenne messa nel Duomo di Asiago chiude la Grande Rogazione.

Una tradizione spirituale comunitaria che resiste all’attacco materialista e individualista del mondo contemporaneo, perpetuando nelle nuove generazioni lo spirito d’appartenenza e l’identità dell’Altopiano dei 7 Comuni.