IL CAPODANNO VENETO E IL SANTUARIO DI MOTTA DI LIVENZA

 

Il 9 Marzo 1510 è il giorno indimenticabile in cui la Madre di Dio si degnò di visitare la fortunata terra di Motta di Livenza, consacrandola con la Sua misericordiosa APPARIZIONE.

La creatura privilegiata alla quale si manifestò la Vergine Maria era un pio vecchietto di 79 anni, Giovanni Cigana, padre di 6 figli educati al cristianesimo e alla buona creanza che da 20 anni recitava ogni giorno il S. Rosario e si inginocchiava volentieri davanti a un «Capitello» della Madonna, posto all’incrocio delle strade per Motta, Oderzo e Redigole. Anche quel mattino del 9 Marzo il Cigana, andando a lavorare, si fermò lì a pregare: recitò 7 Pater noster e 7 Ave Maria, e poi riprese il cammino.

Ma si arrestò ben presto, colpito da una meravigliosa visione: seduta tranquillamente sul verde grano di un campo, c’era una giovinetta bellissima, biancovestita.

Tra il vecchio stupito e la misteriosa fanciulla, si svolse un dialogo semplice e cordiale. Il vecchio le si rivolse con la sua naturale gentilezza, in veneto, dicendole: “Dio ve dia el bon dì”; la misteriosa fanciulla rispose: “Bon dì e bon ano, homo da ben”. Motta di Livenza era infatti parte della Repubblica di Venezia fin dal 1291, tanto da essere chiamata “Figlia primogenita della Repubblica”, e l’usanza veneta era di celebrare l’inizio dell’anno al 1° marzo come nell’uso antico; per questo motivo all’uomo fu rivolto questo augurio particolare. Il colloquio prosegue poi con toni familiari e la fanciulla rassicurò l’anziano circa la soluzione di alcune incombenze quotidiane che lo tenevano in ansia, legate al lavoro dei campi; poi, quando il Cigana capì il mistero di quella apparizione, cadde in ginocchio, come fulminato dalla quasi incredibile realtà che gli stava davanti: era la Madre di Dio.
Ci fu un minuto di silenzio. Quindi nell’aria fresca del mattino risonò la voce della Madonna, limpida più che un cielo sereno, ma insieme piena di mestizia e di pietà. 

CHE COSA DISSE LA MADONNA? Ordinò al Cigana di digiunare con la famiglia per 3 Sabati e di predicare il digiuno e la penitenza a tutta la gente di Motta e delle città e borgate della terra trevisana: chi avesse digiunato con vero pentimento, avrebbe ottenuto misericordia e perdono dal Signore, sdegnato per i troppi peccati del popolo.
Per lasciare poi un ricordo incancellabile della Sua Apparizione nella prediletta terra di Motta, la Vergine ordinò che in quel luogo venisse costruita una chiesa.

Se l’apparizione della Madonna riempì di commozione il cuore del Cigana, gli impegni che gli vennero dati lo spaventarono e, con tanta umiltà esclamò “Madonna mia, nessuno mi vorrà credere né prestare fede”. Ma l’Apparizione lo assicura “Questa sera stessa darò nel sole un segno straordinario che serva ad autenticare le tue parole”.

Rientrato in casa, il Cigana annunciò ai familiari ed ai conoscenti la visione avuta, le richieste della Madonna e soprattutto il segno promesso a conferma dell’apparizione avvenuta. Verso il tramonto di quello stesso giorno, 9 marzo 1510, il sole dopo essere stato quasi nascosto per un’ora dalle nubi, apparve di un rosso così vivo che sembrò uscire da un bagno di sangue.

La devozione verso la Madonna, già grande nel cuore del Cigana, esplose e si diffuse: a tutti parlò della visione avuta, ma soprattutto delle richieste della Vergine riguardanti il digiuno dei tre sabati consecutivi, per ottenere perdono dei peccati e misericordia da Dio, e la costruzione della piccola chiesa. Gli abitanti di Motta e dei paesi vicini, già spaventati dallo spettro dell’epidemia di peste che da parecchi anni infieriva nella zona mietendo numerose vittime, e dalla minaccia di continue guerre sempre incombenti, accolsero con entusiasmo le parole del Cigana ed eseguirono le richieste della Madonna. L’entusiasmo crebbe oltre ogni misura, le grazie si moltiplicarono; in pochi giorni fu costruita in legno la piccola Chiesa.

Sul luogo dell’Apparizione del 9 Marzo cominciarono subito ad accorrere devoti pellegrini, che affermavano di aver ricevuto grazie e miracoli. Allora intervenne l’Autorità Ecclesiastica che, nel Maggio 1510, istituì il Processo Canonico sui fatti dell’Apparizione e ne riconobbe la verità
tramite un regolare processo canonico; l’originale del Verbale si trova nella Biblioteca Comunale di Treviso. Numerose sono le testimonianze rese dalle persone interessate dei fatti ed oggetto di grazie ottenute per intercessione della Madonna. L’ultima testimonianza, resa il 13 maggio del medesimo anno, è quella del Podestà di Motta, Girolamo Venier, scritta di suo pugno. In essa il Venier dichiara che, dopo aver sofferto per quattro anni una dolorosa malattia ed aver esperimentato ogni genere di medicina, dopo la promessa fatta alla Madonna di contribuire alla costruzione della Chiesa nel luogo dell’apparizione, rimase completamente libero da ogni infermità.


La primitiva chiesetta in legno fu ben presto sostituita con l’attuale grandioso tempio, costruito sotto la direzione del francescano P. Francesco Zorzi da Venezia.
Un’antica tradizione attribuiva il disegno del Santuario a Jacopo Sansovino. La chiesa fu consacrata la prima domenica di Settembre del 1513.

Più volte, dopo le frequenti pestilenze, fu imbiancata per ragioni igieniche, e andarono così rovinati preziosi affreschi, tra cui parecchi del Pordenone.
Nel 1713 la chiesa subì una notevole deformazione secondo i gusti barocchi del tempo, ma fu riportata all’armonia delle sue forme originali nel 1891.

Nel 1875 il Santuario ebbe il titolo di Basilica Minore e nel 1877 fu dichiarato Monumento Nazionale.

L’ESTERNO: All’esterno, la Basilica si presenta in un insieme di linee e forme semplici e armoniche. La facciata sale dolcemente dagli archi del chiostro in segmenti curvilinei, fino al timpano a mezzaluna, sormontato dalla statua della Madonna. Altre 4 statue ornano la facciata, e sono: S. Francesco e S. Antonio, S. Chiara e S. Augusta.