di DAVIDE LOVAT

Uno dei fondamenti della democrazia è racchiuso in quella frase famosa, attribuita a vari personaggi in modo sempre non dimostrato ed erroneamente anche a Voltaire, che recita pressapoco così: “Odio te e quel che dici, ma sono pronto a combattere e a morire affinché tu abbia riconosciuto il diritto di dirlo”.

Stiamo assistendo da alcuni anni a una deriva in senso diametralmente opposto, nel senso che a tutti i livelli del dibattito politico sembra diventato inaccettabile criticare chi è al potere. Andrebbe ricordato che il potere, in democrazia, è delegato ai rappresentanti eletti dal popolo, ma appartiene al popolo e chi lo esercita è sempre e solo di passaggio; invece l’atteggiamento che si sta diffondendo è quello di considerare quasi un reato di lesa maestà, come ai tempi delle monarchie di diritto divino, la critica o la contestazione dell’operato dei governanti.

Questo vale molto in Italia, dove da quando al potere c’è la Sinistra progressista (grosso modo 10 anni, dato che la parentesi al Governo di un partito di Destra assieme al Movimento 5 Stelle è stata avversata dalla Magistratura con strascichi giudiziari ancora in corso) è quasi un peccato morale esprimere il dissenso, ma vale anche da noi in Veneto dove l’egemonia zaiana non ammette dissonanze e chi osa dissentire viene guardato come un ladro dai cani da guardia. Eppure, pur con il sacrosanto dovere di rispettare le persone, la critica ai contenuti è addirittura necessaria per il normale, verrebbe da dire addirittura regolare, esercizio della democrazia.

Sta di fatto che la situazione portata dall’emergenza sanitaria tuttora in corso ha provocato la nascita di una vera e propria religione sociale, il cui lessico è il “politicamente corretto” declinato ovviamente in salsa mondialista e progressista, e chi dissente è un vero e proprio eretico. Per ora non ci sono i roghi, ma la crescente censura e le misure normative contro le libertà costituzionali lasciano poco ottimismo.

Il dogma del politicamente corretto è fuori dalla verità: descrive qualcosa che è, che non necessita di spiegazioni, che deve essere accettata come realtà ontologica prima del tempo e fuori dal tempo, indiscutibile. È la religione che anestetizza e disinfetta.
Proviamo a fare una lista:
– Il governo in carica opera per il nostro bene, bisogna avere fiducia
– Occorre unità: non si può discutere né fare polemiche
– Ciò che è essenziale per il cittadino lo decide il governo e in definitiva lo Stato
– Se qualcosa va storto è colpa del cittadino indisciplinato
– La compressione di diritti e libertà è giustificata e proporzionata al rischio del contagio
– I social network hanno diritto di oscurare ciò che non è conforme al politicamente corretto
– Le città vuote sono più desiderabili di quelle affollate
– I numeri non richiedono spiegazioni
– Le conferenze stampa sono eventi di gala nei quali si ascolta e non si fanno domande
– La medicina è una scienza che si basa su affermazioni apodittiche infallibili
– Il vaccino è l’unica speranza ed è un dovere morale vaccinarsi
– L’obiezione di coscienza è intollerabile
– Se non ti vaccini devi essere bannato
– La libertà di espressione vale fintanto che dici quello che mi aspetto di sentirmi dire
– Il mondo con zero contanti è auspicabile
– Se sei un commerciante fai del nero
– La sanità pubblica è il futuro, quella privata un passato detestabile
– Bisogna cambiare stili di vita, definitivamente
– Essere più poveri ma con il reddito garantito è meglio
– Che sia una fake news dipende da dove proviene
– Il Natale sobrio e da soli è meglio del Natale tradizionale
– L’agenda green è centrale per il futuro del pianeta

Su questi presupposti si regge l’esercizio del potere in questo frangente storico. Inutile dire che chiunque abbia a cuore la democrazia è in radicale dissenso nei confronti di tale impostazione, ma dirlo pubblicamente e sui “massmedia mainsteam” – ovvero i principali organi d’informazione – sta diventando sempre più proibitivo.