Era largamente previsto, ma dato che il voto era segreto bisognava aspettare lo spoglio per avere l’esito: il Parlamento Europeo ha revocato l’immunità parlamentare a Puigdemont, Comin e Ponsati, assecondando la richiesta dello “Stato Membro” Spagna.

Per Puigdemont i sì sono stati 400, 248 i no e 45 gli astenuti. Nei confronti di Ponsati 404 sì, 247 no e 42 astenuti ed infine per Comin 404 sì, 247 no, e 42 astenuti

Va detto che questo non comporta affatto l’estradizione automatica degli interessati, poiché Puigdemont e Comin risiedono in Belgio e la loro posizione è sottoposta alla giurisdizione belga che già in passato ha dimostrato di non aver la minima soggezione nei confronti della Spagna; Puigdemont ha peraltro già affrontato alcuni giorni di carcere e un processo risultato a lui favorevole in Germania; per quanto riguarda Ponsati, lei vive in Scozia e quindi addirittura fuori dalla UE e in un contesto politico favorevole all’indipendentismo e sotto una legislazione, quella britannica, immune dalle derive autoritarie che stanno tornando a sedurre il continente europeo.

Tuttavia la vicenda invita a riflettere sulla natura dell’UE e sull’evoluzione del processo d’integrazione europeo che in origine era pensato su basi comunitarie e popolari, ben lungi dal progetto di unificazione statalista che oggi passa sempre più spesso col nome di “Stati Uniti d’Europa”.

Dal 1992 con il Trattato di Maastricht che ha aperto la via per la creazione dell’Euro come moneta unica dell’Eurozona, attraverso la mancata approvazione della Costituzione di Nizza che fu poi comunque sostituita, si potrebbe quasi dire surrogata dal Trattato di Lisbona (TUE), l’ideale della costruzione di un’area pacifica di libero scambio e di incontro tra popoli diversi è stata soppiantata dall’ideologia, di stampo mondialista, che ha fatto pronunciare alla Corte Costituzionale tedesca la famosa sentenza che definisce la UE come una “Unione pattizia di Stati”, riconoscendo la mutazione genetica del progetto europeo.

Tutto questo è avvenuto senza chiederlo ai popoli interessati, teoricamente sovrani in democrazia, anche perché quando ciò avvenne per la Costituzione di Nizza il processo fu sonoramente bocciato da due Paesi importanti come Francia e Paesi Bassi. In Italia, naturalmente, il popolo non viene mai consultato perché ancora le vicende dell’UE vengono fatte fittiziamente passare come politica estera, dunque materia non sottoponibile a referendum, benché sia a tutti evidente che le decisioni prese a Bruxelles e Strasburgo riguardino la vita quotidiana dei cittadini per questioni ben diverse dalla diplomazia internazionale.

La vicenda del voto contro l’immunità degli indipendentisti evidenzia definitivamente la piega presa dall’UE e obbliga a sviluppare immediatamente una controproposta sulla politica continentale che si opponga all’Europa degli Stati – che finisce per essere l’Europa delle lobbies e delle élites – per riproporre l’Europa dei Popoli come fine cui tendere e come anticorpo necessario alla rinascita dei perniciosi nazionalismi che devastarono il continente nei due secoli scorsi. Forse una delle vie interessanti, in questo senso e alla luce dell’avvenuta “Brexit”, è tornare a dare importanza al Consiglio d’Europa e alle sue istituzioni, precedenti all’UE e con una partecipazione allargata anche agli Stati europei non membri della UE, per fare da contraltare all’elitismo tecnocratico impostosi sull’asse Bruxelles-Francoforte (quest’ultima è sede della Banca Centrale Europea).

Un’ultima annotazione, dal punto di vista veneto attento per affinità di sentimenti alle vicende dell’indipendentismo catalano: come hanno votato i parlamentari della Lega per Salvini premier, primo partito nei territori veneti? Non è dato di sapere con certezza, per via del voto segreto, ma i numeri fanno pensare con ragionevole margine di certezza che essi si siano schierati dalla parte della Spagna, sancendo la definitiva tramutazione del leghismo da partito del territorio e del popolo a partito dello Stato e dell’apparato del potere.

Del resto, l’avvicinamento ai neofranchisti di Vox non avrebbe dovuto lasciare che pochi residui dubbi e questi, definitivamente, avrebbero dovuto cadere con l’appoggio della Lega al Governo Draghi in Italia; ma se ancora non fosse bastato, da oggi solo essendo in malafede si può credere che l’ideale di Europa dei Popoli possa trovare rappresentanza votando per il partito milanese e per i suoi affiliati locali.

I vecchi non capiranno e non cambieranno più, ma dopo 30 anni cala il sipario e per l’eterogenea platea di autonomisti, indipendentisti, difensori della sussidiarietà e per tutti gli identitari che non si riconoscono nella Destra sovranista, è tempo di guardare altrove. E di supportare idealmente la battaglia europea degli indipendentisti catalani perché è la battaglia di chi difende la democrazia contro l’imposizione di un sistema oligarchico tecnocratico su scala continentale.