Complice lo strapotere del mezzo televisivo su tutti gli altri mass-media, ma per principale responsabilità della scuola che non forma dei cittadini consapevoli per l’assenza dai programmi di materie essenziali come l’Educazione Civica – intesa nel senso della spiegazione dei principi costituzionali e non come educazione al rispetto delle regole del decoro urbano – la partecipazione politica dei cittadini è ridotta sempre più alla dimensione di pubblico pagante con diritto di televoto e sempre meno alla dimensione dei titolari della sovranità in quota parte.

Questo produce la semplificazione estrema plasmata sul modello dei reality show, dei talk show e dei social networks, che riduce la scelta del rappresentante politico al “tronista” di turno, anziché a un insieme coerente di idee e di proposte, fondato su un pensiero sistematico rappresentato da un partito.

In tale sistema, i partiti diventano solo contenitori di peones che vengono eletti al traino del leader collettore di likes e non promuovono più una visione del mondo da scegliere al posto di un’altra, bensì seguono i sondaggi in tempo reale per decidere cosa si debba dire per essere in sintonia con gli umori, i mal di pancia o gli appetiti del corpo elettorale, inteso in senso veramente biologico anziché giuridico istituzionale.

Questo degrado ha il risvolto tragico della medaglia nella mentalità di fondo, tipica della cultura piccolo borghese, che spinge a desiderare di affidare la cosa pubblica all’Uomo Forte, ritenuto capace di sollevare i cittadini dall’impegno di capire a fondo le questioni e di assumersi in prima persona delle responsabilità nelle decisioni politiche. Si vota così Tizio perché “el parla pulito” e problema risolto, dove il parlar pulito corrisponde a promettere la difesa di quello stile di vita fatto di piccola proprietà, lavoro sicuro, capacità di consumo secondo gli standards medi della pubblicità, qualche capriccio, qualche cena al ristorante, ogni tanto le ferie in un luogo esotico grazie all’agenzia sotto casa, doppia morale tra pubblico e privato e soprattutto tra sé e gli altri, più qualche capro espiatorio da odiare per sfogare le frustrazioni. Chi minaccia questo stile di vita è “il Nemico”, chi cerca di proporre qualcosa di diverso, migliore e più elevato, che richieda impegno personale e assunzione di responsabilità civile, passa da ciacolon se va bene, da rompibale se va meno bene.

Purtroppo i veneti hanno assunto in pieno questa mentalità negli ultimi 30 anni. Dopo aver aderito per decenni a un sistema di valori come quello proposto dalla Democrazia Cristiana, pur con i deprecabili risvolti di corruzione e ipocrisia nella fase finale, nonché con la tendenza a un corporativismo poco democratico, con il crollo di quel sistema le scelte sono state evidenti: amore travolgente per Berlusconi, per Bossi, per Zaia, domani forse per il sindaco di Venezia Brugnaro che sembra il prototipo di leader ideale per incarnare la mentalità piccolo borghese del “poche ciacole e fare” in bocca a un imprenditore, per la mentalità da “sior paron da le bele braghe bianche, dame do palanche”.

Con questa mentalità ci sarà sempre un brontolìo costante su temi che il conformismo, tratto tipico di questa subcultura, consente di adoperare, come le tasse, l’immigrazione, la sicurezza, la viabilità, le pensioni, il tutto condito da “Governo ladro” e magari da fantasiose rivendicazioni identitarie che nulla hanno da spartire con un serio percorso di riappropriazione dell’identità. Su questo terreno fertile cresce spontaneamente la malapianta del leaderismo, è il luogo di coltura ideale per l’Uomo Forte in politica; non può invece svilupparsi una proposta orientata al cambiamento, all’emancipazione civile, all’indipendenza che prima di essere collettiva deve essere individuale da questa mentalità schiava, perché la caratteristica piccolo borghese è di essere reazionari davanti all’idea di cambiare qualcosa per paura che questo significhi per forza perdere quel patrimonio a cui si è gelosamente aggrappati, fatto di auto a rate, casa a rate, scarpe nuove, cellulare, TV, spesa settimanale al centro commerciale.

I padroni del vapore tutto questo lo sanno fin troppo bene e danno al popolino quello di cui crede di avere bisogno: 4 schei da spender par tore le robe che te ghe mostri in television, la partìa de calcio, 4 pajassi che fa finta de barufar al talk show politico de la sera. E questo basta a tenerli buoni, con la testa bassa, prime sentinelle contro chi osa alzarla.