Le civiltà cominciano a morire quando perdono la passione morale che le ha portate a esistere. I segni sicuri sono questi: tasso di natalità in calo, decadimento morale, disuguaglianze crescenti, perdita di fiducia nelle istituzioni sociali, auto-indulgenza da parte dei ricchi, disperazione da parte dei poveri, minoranze non integrate, incapacità di fare sacrifici per il bene del futuro, perdita della fede e nessuna nuova visione che ne prenda il posto.

Anche il popolo veneto è pienamente coinvolto nel decadimento dell’Occidente, essendo inglobato nella Repubblica Italiana che rappresenta uno dei casi in cui la degenerazione è più marcata e accelerata. Probabilmente è illusorio e velleitario credere di poter sfuggire a questo processo, ma chi non vuole arrendersi ha il dovere di cercare una strada, o di definire un modello da perseguire, per avere una speranza plausibile. La nascita recente di molti movimenti per l’autodeterminazione dei popoli risponde proprio al bisogno di separarsi da chi ha imboccato la via del baratro, con la speranza forse illusoria che marcando una differenza sostanziale si possa sfuggire a questa corrente che tutto travolge.

In Catalogna e in Scozia l’indipendentismo ha essenzialmente tratti di natura culturale, identitaria, storica, antropologica, e solo accessoriamente rientrano nel discorso complessivo anche le ragioni di natura economica e fiscale. Nei territori della Repubblica Veneta da 30 anni imperversa invece un partito politico, la Lega (prima “Nord”, ora “per Salvini premier”), che ha monopolizzato il consenso elettorale in chiave di rivendicazione locale contro lo Stato su presupposti innanzitutto fiscali e, più recentemente, alimentando il populismo con argomenti ideologicamente di Destra come quelli relativi alla sicurezza contro la criminalità e contro l’immigrazione. Inevitabilmente anche i movimenti di più recente formazione, rispondenti alla logica dell’autodeterminazione come sopra descritto, finiscono per subire l’influenza del partito egemone e faticano ad elaborare un’ideologia che li contraddistingua, in modo da non essere solo una brutta copia della Lega alla quale viene preferito inevitabilmente l’originale.

Dunque parlare di tasse (e perciò di “autonomia” invece di “indipendenza”), di sovranismo antieuropeo e di sicurezza dovrebbe diventare quasi un tabù per il movimento indipendentista, perché serve solo ad alimentare ulteriormente l’egemonia leghista. Bisogna allora saper formulare un pensiero che si contraddistingua su basi completamente diverse.

Proviamo a fare un esercizio di proposta delle ragioni per le quali noi, in quanto veneti, ci battiamo per l’indipendenza di una NUOVA REPUBBLICA VENETA, cominciando da 5 punti ai quali ciascuno potrebbe aggiungere i suoi, seguendo però la medesima logica di distanziamento dall’Italia su principi fondamentali e non su questioni contingenti, come le tasse o l’amministrazione ordinaria:

1) L’Italia è uno Stato centralista… Io, veneto, voglio vivere in una Repubblica federale sul modello svizzero
2) L’Italia è uno Stato laicista… Io, veneto, voglio vivere in una Repubblica cristiana come fu la Serenissima, laica nelle istituzioni ma definitamente cattolica nei suoi valori morali e civili, tollerante e accogliente verso tutti coloro che ne accettano le leggi e i principi
3) L’Italia è asservita all’Occidente… Io, veneto, voglio essere aperto anche all’Oriente – Russia e Asia – come la tradizione storica del mio popolo necessita
4) L’Italia è imperniata sul welfare di Stato… Io, veneto, voglio vivere in un posto dove l’assistenza e la solidarietà siano fondate sul principio di sussidiarietà e sulla concorrenza tre pubblico e privato, per la natura straordinariamente comunitaria del mio popolo
5) L’Italia ha aderito all’antropologia mondialista, fondata su soggettivismo e relativismo etico… Io, veneto, voglio vivere in una Repubblica dove l’umanità si conformi al Diritto Naturale e da questo faccia derivare le sue leggi civili
Queste sono idee che giustificherebbero nella sostanza, quindi non su una mera questione di soldi del Fisco italiano da trattenere sul territorio veneto, la richiesta di separarsi come popolo da uno Stato che impone valori contrari a quelli tradizionalmente nostri. Forse è un esercizio sterile, perché forse i veneti si stanno sempre più italianizzando, ma è un tentativo che va fatto perché va marcata la differenza tra autonomismo e indipendentismo in modo chiaro, per non continuare a venire “messi in tasca” dalla Lega e compatiti o snobbati dagli elettori come brutta copia di questa.