Buon compleanno, Serenissima!

Nel giorno dell’Annunciazione del 421 è posta la data mitica di inizio della costruzione della chiesa di San Giacomo a Rialto come simbolico avvio della fondazione della città più bella e incredibile del mondo.

Lascia perplessi la stupidità, veramente balorda e pesante, di quegli pseudo intellettuali che si dimenano sui giornali locali a cercar di demitizzare la fondazione della capitale dei Veneti attraverso l’argomentazione, da poveracci, che la data del 25 marzo non corrisponderebbe a verità storica E c’era bisogno di darsi tante arie per sapere che non c’era il Sindaco con fascia tricolore italiana a tagliare il nastro, quel 25 marzo? Non c’era nemmeno l’Italia come Stato se è per questo, che esiste da 160 solamente, contro i 1600 di Venezia, a cui se ne aggiungono altri 1000 precedenti di Storia per la Venetia, la terra dei Veneti.

Sarebbe come discutere della storicità della fondazione di Roma, con i due gemelli allevati da una lupa e con Romolo che uccide Remo per questioni di confine. Ma siamo seri o avremmo bisogno di tornare a scuola per capire la differenza fra Storia e Mito?

Storicamente, ma pare perfino incredibile doverlo precisare, Venezia sorse in un periodo di almeno 3 secoli, tra il V e il VII, ma arrivò ad essere il centro principale della laguna solo all’inizio del IX secolo, in seguito al respingimento dell’invasione dei Franchi. La spinta demografica più importante per l’urbanizzazione delle isole lagunari fu seguente a due eventi ravvicinati: la “rotta della Cucca” del fiume Adige del 589 d.C. che ne deviò il corso e stravolse il territorio del padovano e del basso veronese, l’invasione dei Longobardi con la distruzione di Padova del 601 d.C.

Venezia rimase un dominio Bizantino, ovvero di ciò che restava dell’Impero Romano, e quando cominciò a emanciparsi da Costantinopoli si percepì anche come baluardo del cristianesimo in terre invase dai pagani. Fu per questo che volle, una volta diventata indipendente, costruire un mito che le desse la dignità originaria pari al prestigio acquisito e così, individuando il periodo in cui i flussi migratori dall’entroterra alla laguna divennero significativi, in epoca medievale fu scelta la data dell’Annunciazione a Maria dell’Incarnazione del Redentore nel suo ventre puro come data d’origine della Repubblica cristiana di Venezia, nella quale dal 829 erano conservate anche le spoglie dell’evangelista san Marco.

Simboli potenti, miti fondanti che generavano riti religiosi e civili sui quali la comunità veneziana si reggeva, poiché senza simboli, miti e riti i popoli semplicemente scompaiono e vengono digeriti dalla Storia.

Ecco perché è importante ancor oggi celebrare la fondazione – mitica, storicamente verosimile, ma non storica nel senso deterministico della cronaca – della capitale dei Veneti, simbolo potente di genio applicato a una Natura impervia, in grado di trasformare degli isolotti sabbiosi in mezzo al mare nella più bella e totalmente incredibile città del mondo. Peraltro, anche nell’entroterra i Veneti hanno trasformato una terra semiabbandonata perché costituita da montagne arcigne, paludi alluvionali, colline boscose e fiumi impetuosi in una terra splendida, fertile, abitabile e coltivabile, alla quale hanno potuto dare il loro nome, quale Terra Promessa di un popolo immigrato dall’antica provenienza caucasica.

Fare memoria di una ricorrenza, dando vita a riti celebrativi, fa del mito un simbolo, ovvero qualcosa che unisce, che comunica significati profondi senza bisogno di esprimerli e, così facendo, rigenera la comunità e cementa l’appartenenza dei suoi membri. Significa continuare ad esistere e a portare un’eredità  e un nome di cui essere fieri e da trasmettere ai posteri. Per questo è davvero deprecabile, sia che si tratti di stupidità, sia che si tratti di malafede, l’atteggiamento di chi, dandosi il sussiego degli acculturati quasi come se fossero gli unici ad aver aperto un libro, mette in discussione la data della fondazione di Venezia. Data che è, indiscutibilmente, il 25 marzo del 421 d.C. e per questo motivo va celebrata, data la ricorrenza dei 1600 anni, con tutta la partecipazione dovuta da parte di chi è veneto e sa cosa questo significhi.