Società, Politica

A Bergamo

Renzo Fogliata
Renzo Fogliata
23 marzo 2020 | 2 Minuti di lettura

Bergamo, Lombardia Orientale. O, meglio, Lombardia Veneta. Bergamo, città veneta dal 1428 al 1797, periodo, secondo molti storici, scrittori, giornalisti, il migliore della sua Storia.
Oggi Bergamo, la nostra Bergamo, già Veneta Repubblica, quella di Mauro Codussi e Bartolomeo Colleoni, è oppressa dalla sofferenza.
Una moltitudine di bergamaschi e di valligiani muore in silenzio sotto i nostri occhi. L'altra notte una colonna di camion militari ha portato lontano 60 bare; uomini e donne per la cui sepoltura non c'è più posto nel cimitero della loro splendida città. Tutto dignitoso. Tutto silenzioso. Lì non c'è posto per le baracconate alle finestre, per inni cantati in modo volgare e sguaiato, che nulla - ma proprio nulla - c'entrano con la tragedia in corso. C'entrano di più con "Domenica in", con le partite di calcio, con il Gran Premio. Ma nulla con le centinaia di morti che richiederebbero solo rispetto e raccoglimento.
E' incomprensibile questa ostentazione di tricolori, che, semmai, andrebbero alzati a mezz'asta. Invece nessuno ha proclamato il lutto nazionale. Nessuna RAI ci ha martellati con numeri verdi in sovrimpressione ai quali donare un euro per le popolazioni colpite. Se le immagini dell'infinita fila di bare fossero giunte da altre latitudini italiane sarebbe il finimondo mediatico. A Bergamo, invece, si muore e basta. Molti malati, soprattutto anziani, non vengono nemmeno più ricoverati. Muoiono in casa.
Evviva il Tricolore! Quello che in vent'anni ha sottratto 37 miliardi alla sanità pubblica. Quello che ha letteralmente saccheggiato i bilanci delle nostre Regioni virtuose. Quello che ha centralizzato le casse di tutti i nostri Comuni, che solo da noi hanno i bilanci in attivo. Quello che, facendo a pezzi la democrazia diretta dei referendum, nega la nostra sacrosanta autonomia. Quello che tra Lombardia e Veneto draga qualcosa come 80 miliardi di euro di residuo fiscale dai nostri territori per disperderli nel suo pozzo senza fondo: una situazione senza pari in tutto il mondo occidentale.
Quanti ospedali avremmo potuto erigere? Quanti posti di rianimazione avere od approntare? Quanti respiratori, quante mascherine, quanto sostegno alle imprese, ai professionisti, alle famiglie!
Mentre a Bergamo si accatastano le bare ed i crematori sono al collasso, qualcuno espone bandierine e starnazza ai balconi con pentole e tamburelli, offrendo al pubblico internazionale uno spettacolo da precipizio della reputazione.
Quanti morti, quante risorse, quanti danari, quante imprese fallite, prima che finisca qui la sindrome di Stoccolma?

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