Società, Politica

Come Matteo 2 può durare più di Matteo 1

Carlo Lottieri
Carlo Lottieri
Professore associato di Filosofia del Diritto a Verona Carlo Lottieri si è laureato in Filosofia teoretica a Genova con Alberto Caracciolo e ha proseguito gli studi a Ginevra e a Parigi, dove ha conseguito un dottorato di ricerca sotto la guida di Raymond Boudon. I suoi studi hanno prestato una particolare attenzione alla tradizione liberale, al diritto naturale, al realismo politico e alla teoria neofederale. È uno dei fondatori dell’Istituto Bruno Leoni, di cui è direttore del dipartimento di Teoria politica. Tra le sue pubblicazioni: Il pensiero libertario contemporaneo, Macerata, Liberilibri, 2001; Le ragioni del diritto. Libertà individuale e ordine giuridico nel pensiero di Bruno Leoni, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006; Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a WikiLeaks, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011; Un’idea elvetica di libertà. Nella crisi della modernità europea, Brescia, La Scuola, 2017.
16 giugno 2019 | 3 Minuti di lettura
Con il 34% dei voti alle europee, Matteo Salvini può sentirsi padrone del gioco e pretendere quanto vuole.
In Lombardia, in Veneto e nella stessa Emilia Romagna il
suo trionfo è stato anche legato a quella richiesta di autogoverno che le aree più produttive rivendicano, per gestire al meglio l’istruzione, la sanità, le infrastrutture.
Non a caso nella regione che più sente questa esigenza, il Veneto, a urne ancora aperte il presidente degli industriali Matteo Zoppas ha ricordato la necessità di passare dalle parole ai fatti: in particolare accelerando sul tema dell’autonomia.
 
La situazione di Salvini, però, non è semplicissima. La Lega è infatti il primo partito in una settantina di province: a Como ma anche a Reggio Calabria, a Treviso ma anche a Vibo Valenzia. È vero che i leghisti hanno ottenuto il 50% dei voti in Veneto, ma ciò che ha riempito il sacco salviniano è stato soprattutto quanto è accaduto al Sud
e nelle isole, perché ormai la Lega è prima in Abruzzo, nel Lazio e in Sardegna, ed è seconda nel resto del Centro-Sud. La crescita è stata impetuosa, sebbene ci siano ancora margini di miglioramento.
 
Adesso la Lega sovranista deve tenere assieme tutto (sapendo che molte richieste territoriali sono incompatibili) e deve evitare di rompere con i Cinquestelle. Dalle prime dichiarazioni di Salvini appare chiaro che spingere troppo sul tema dell’autonomia vorrebbe dire accelerare quel destino “renziano” su cui molti già ora scommettono. Se Matteo 1 ebbe il 40% alle scorse europee e ora è un comprimario, perché non potrebbe fare la medesima fine Matteo 2, che pure l’altro giorno ha incassato il 34% dei consensi?
 
Per la Lega è allora indispensabile seguitare a parlare di sicurezza, assai più che di autonomia. Con ogni probabilità, Salvini fisserà l’agenda politica ponendo al centro del dibattito la flat tax e le spese pubbliche per gli investimenti: soprattutto se ciò l’aiuta a entrare in contrasto con Bruxelles. Il Capitano sa bene che le ricette economiche del suo governo non conducono da nessuna parte e ha bisogno di “capri espiatori”. I Cinquestelle funzionavano benissimo, in questo senso, ma ora che hanno dimezzato il loro bacino elettorale c’è la necessità, per Salvini, di trovare un altro
colpevole di tutto quanto non funziona come dovrebbe. Iniziare un braccio di ferro sulla cattiva Europa che vuole impedirci di far aumentare il debito pubblico è, per certi aspetti, una necessità politica della strategia della nuova Lega italiana.
 
Ovviamente Salvini deve continuare a presentarsi come un ministro degli Interni concreto, che porta a casa risultati: anche se poi, nei fatti, l’immigrazione irregolare non s’è affatto fermata. La retorica sulla sicurezza usata dal segretario della Lega è comunque efficace e può garantirgli un perdurante appeal in larga parte degli elettori.
Siamo in estate: gli sbarchi stanno riprendendo e quindi può ripartire la più efficace campagna propagandistica che i leghisti possono sognare. Non hanno bisogno di
investimenti pubblicitari, televisioni e giornali: fanno tutto gli altri.
 
Oltre a questo, però, è anche opportuno accusare la povera Italia di essere lasciata a sé. Ecco perché si alzeranno i toni della polemica con la Francia e soprattutto con la Germania. Salvini ha la necessità di continuare ad apparire il nemico delle élite dominanti: “dei giornaloni, dei professoroni, dei banchieri, dei potenti”. Il paradosso di colui che più può (nomine, risorse pubbliche, decisioni strategiche) che si rappresenta come i difensori degli ultimi e dei “senza potere” continuerà a mietere frutti e consenso. Governare a Roma con pugno duro il tema della sicurezza e sfidare Bruxelles e la Bce sulle questioni economiche: questo è lo schema più probabile della futura strategia leghista. E grazie a questo schema dialettico, il Matteo leghista può forse durare un po’ più a lungo del suo predecessore.
 
Il paradiso (veneto) dell’autonomia? Può attendere.
 
 

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