Economia

Cosa sono i CDS Credit Default Swap e perché sono necessari

Alessandro Trentin
Alessandro Trentin
30 maggio 2019 | 6 Minuti di lettura

I CDS sono diventati famosi dopo la  crisi del 2008 (crac Lehman, etc) ed è un termine che è entrato nei TG un po’ come la parola spread anche se pochissimi, soprattutto quelli che lo nominano spesso, sanno di che si tratta.

Il motivo è un limite della maggior parte di noi di ragionare in termini razionali.

Uno dei più famosi ed importanti dilemmi dell’umanità fu la scoperta del numero zero. Non fu una cosa del tutto naturale e ci vollero millenni prima che l’uomo decifrasse il suo significato fondamentale per il funzionamento dell’universo e quindi del mondo economico.

Se non capiamo la valenza dello zero non riusciamo a capire il valore dei numeri negativi, che sono i figli dello zero.

In un mondo primitivo non si poteva concepire la materia negativa: – 1 mela o – 1 pecora non poteva esistere.

Se la mela esiste, ed esiste, sarà “contabile” altrimenti semplicemente non c’è, non esiste non è mai nata.

Il mondo era fatto solo di materia positiva e non esisteva per questo la moneta e nemmeno l’usura o attività bancaria.

 

La scoperta dei numeri negativi e razionali, ha permesso il vero salto evolutivo del genere umano, iniziando a considerare per esempio il prestito di oggetti e/o animali a terzi permettendo quindi lo sviluppo di una primordiale economica di mercato con una condivisione del capitale.

Prima di questa scoperta (il capitalismo o free market) il capitale si spostava solo attraverso azioni di aggressione (guerre) che ne stabilivano la nuova proprietà.

Lo scambio commerciale e quindi una conseguente tenuta contabile delle rimanenze e dei prestiti ha pacificato gli attori economici.

 

Quindi il numero negativo diventa fondamentale per capire, banalizzando, se si dovevano più mele di quelle possedute o se quelle possedute non erano di proprietà ma in conto deposito, etc.

Da questa nuova fase è emerso un altro problema da risolvere. La protezione dai rischi derivanti dai prestiti di oggetti/merce/denaro che iniziarono a muoversi fisicamente a velocità sempre più elevate e di conseguenza lo sviluppo di reti di trasporti diversificate ed efficienti ha generato nuovi attori economici che non si identificavano più con lo Stato o il Sovrano.

I rischi, come ben sappiamo, non si possono annullare del tutto ma si possono gestire con i sistemi mutualistici e statistici e quindi anche in questo caso sono nati, naturalmente, gli assicuratori, soggetti che quindi in libero arbitrio, decidono di assumersi i rischi o parte di essi dietro corresponsione di una giusta tariffa (premio).

 

Lo sviluppo del libero mercato e quindi del capitalismo è un fatto naturale e quindi si auto-genera e prospera solo se l’ambiente è pacifico e non aggressivo.

Si parla spesso della debolezza del capitalismo rispetto al socialismo o comunismo, proprio perché non prevedendo coercizione naturale, il sistema tende a soccombere rispetto all’aggressività e alla creazione di monopoli violenti da parte delle autorità socialiste e stataliste.

A fatica quindi ma inesorabile il sistema si consolida con battute d’arresto, ostacolato da guerre a volte mondiali iniziate da sovrani o stati nazionali, ma risorge e funziona.

Riesce a creare ricchezza ed a distribuirla naturalmente premiando i più bravi cioè coloro che riescono a prevedere e a servire meglio i desideri dei consumatori.

 

Ecco che, dopo questa piccola digressione, arriviamo al tema della gestione dei rischi con la creazione della moneta di scambio e dei crediti e debiti.

Le compagnie di assicurazioni più antiche e forti economicamente del mondo sono nate nella Venezia del 1500 ed una in particolare ha ancora il leone alato marciano nel suo simbolo aziendale, perché proprio nell’alto adriatico si è assistito ad uno scatto importantissimo in avanti verso l’evoluzione economica e la creazione di ricchezza diffusa e, cioè, al primo embrione di classe media e di conseguente democrazia.

Era la Repubblica Serenissima Veneta e proprio sulle “fondamenta” di Rialto si iniziarono a stipulare i primi contratti derivati come i CDS di cui al titolo di questo piccolo scritto.

I CDS, gli swaps, i futures, le opzioni, i covered warrant sono tutti sinonimi di strumenti derivati (derivano da un bene reale) di protezione del rischio.

In pratica, e vediamo se l’esempio che vado a fare rende la questione più facile da comprendere, si tratta di scommettere (quindi di pagare un prezzo per un evento aleatorio futuro) su un evento avverso.

In pratica l’investitore (potrebbe essere un commerciante di olio di oliva Veneziano di 500 anni fa) paga un prezzo per venire rimborsato da una controparte se l’evento avverso si verifica.

I derivati quindi non sono la causa, in se, di bolle finanziarie ma bensì ne attenuano gli sviluppi in quanto sono prodotti di protezione a meno che... sì, a meno che chi sottoscrive questi contratti non abbia nulla da proteggere!

Ecco che questi contratti possono diventare una vera e propria “bomba” finanziaria.

Vediamo i dettagli:

I derivati, future, options, Swap in genere, contengono una LEVA intrinseca il che significa che (come nelle assicurazioni) si paga un premio (prezzo di acquisto) di molto ridotto rispetto al sottostante (oggetto della scommessa).

Questo è normale altrimenti non avrebbero alcun valore commerciale. Pensate se per assicurare un rischio di perdita su uno strumento finanziario di, per ipotesi, 100.000 euro, il derivato avverso (quindi che guadagna se quel titolo perde) costasse 100.000 euro. Il risultato di questa operazione sarebbe zero (meno le commissioni bancarie che porterebbe in perdita certa il tutto).

La leva serve per scommettere in un profitto ragionevole ma anche possibile.

Quindi per proteggere i 100.000 di prima compro uno short swap sullo specifico titolo o indice o materia prima con 10.000 (1/10). Sto semplificando perché la leva può avere margini superiori o inferiori (dipende da molti fattori tra i quali la volatilità storica e la liquidità del titolo) ma per fare calcoli abbastanza facili e scorrevoli userò 1/10.

Quindi il mercato perde il 20% sui miei 100.000 con conseguente perdita di 20.000. Contemporaneamente il mio swap guadagna 20.000. Quindi il rendimento del mio swap è del 200%.

Quello del mio portafoglio è zero grazie alla “immunizzazione” che il derivato ha prodotto.

 

Ecco che ora sorgono alcune domande interessanti, tra le quali le potenzialità, se preso singolarmente, di un derivato.

Nessuno mi vieta di sottoscrivere il SOLO derivato che con pochi soldi o almeno molto ridotti rispetto al FISSO (o prodotto fisico tipo un’azione) mi potrebbe far guadagnare un sacco di rendimento grazie alla sua leva.

Questi operatori sono gli speculatori puri. Fanno trading su strumenti ad altissima volatilità senza avere in portafoglio il FISSO (o titolo fisico).

Pensiamo a cosa però può succedere (e succede regolarmente) quando le cose non vanno secondo le previsioni.

Il derivato acquistato pagando un premio di 10.000 anziché guadagnare, perde i 20.000.

Il saldo tra premio e risultato finale è -10.000 e cioè una perdita del 100% o meglio di tutto il capitale più 10.000. Un disastro perché si è perso più del capitale e quindi si rischia il default.

 

In termini molto semplici questo è ciò che è successo nel 2008 a Lehman Bros ed è spiegato in maniera romanzesca nel famoso film “The big short” o “La grande scommessa” in lingua italiana.

Quindi quando si sente dire che c’è un aumento del prezzo di esercizio dei CDS short su un titolo significa che gli operatori stanno comprando a mani basse (più domanda) perché temono un crollo o default del sottostante e sono disposti a pagare sempre più cara questa “assicurazione”.

È il caso dei CDS sul debito pubblico Italiano che stanno vertiginosamente aumentando il loro prezzo che è legato fatalmente allo spread (differenza tra rendimento BUND tedesco e BTP italiano).

Mentre però lo spread ha una leva 1:1 il CDS può procurare profitti o perdite molto ma molto più grandi e quindi è un indicatore molto più sensibile dello spread stesso.

Insomma, alti livelli di richiesta di CDS significano un decadimento della bontà del titolo stesso ed un aumento del rischio di non rimborso dello stesso.

Nel 2011 il prezzo del CDS su BTP era a 500 oggi maggio 2019 sono a 190 in crescita. I titoli di Stato Italiani a rischio? Secondo il mercato si. Secondo i risparmiatori Italiani (ormai unici acquirenti a parte la BCE) no.

Chi ha ragione?

 

Da liberale e liberista rimango convinto che il mercato, solo per il motivo che è grande e contiene moltissimi operatori che compensano le loro opinioni, ha sempre ragione e “prezza” correttamente i rischi e di conseguenza i BTP/BOT/CCT rimangono materiale pericoloso da maneggiare e un lontano ricordo rispetto alla visione ormai superata di bene garantito.

 

Per maggiori informazioni su innovativa gestione di portafoglio titoli e patrimonio e/o semplici domande scrivere a trentin@mediavip.net

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