Cultura, Politica

Democrazia e islam sono incompatibili. E non solo...

Davide Lovat
Davide Lovat
Politologo e docente Davide Lovat è nato a Feltre il 19 Dicembre 1971, ma da sempre vive a Creazzo vicino a Vicenza. Dopo la maturità scolastica conseguita nel 1990 e l’adempimento dell’obbligo militare di leva di un anno tra l’agosto del 1991 e del 1992 ha cominciato a lavorare e tra il 1993 e la fine del 2009 è stato prima agente immobiliare e poi imprenditore nel settore dell’intermediazione immobiliare. In questo periodo, a partire dal 1999 ha affiancato l’attività lavorativa allo studio e ha conseguito due lauree: la prima è la Laurea Magistrale in Scienze Politiche a indirizzo storico-politico, conseguita a pieni voti presso l’Università di Padova; la seconda è la Laurea in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica del Nord Est. Tra il 2010 e il 2017 è stato insegnante di liceo, dapprima al Liceo Brocchi di Bassano del Grappa e poi per 5 anni al Liceo Quadri di Vicenza. E’ autore di diversi saggi a contenuto teologico, filosofico, storico e politico, ha promosso e diretto la testata Veneto Vogue, tiene corsi e conferenze sul tema dell’autodeterminazione dei popoli, sulla storia e identità culturale e spirituale del popolo dei Veneti, sull’Unione Europea. Dal 2019 promuove lo sviluppo della testata PAGINE VENETE.
4 gennaio 2020 | 4 Minuti di lettura
Alla base della democrazia c'è il concetto antropologico di "persona" che nella Storia dell'umanità è stato prodotto dal cristianesimo, grazie alle riflessioni teologiche sulla Trinità, e non è presente nelle culture non cristiane.
Fuori dall'Occidente, prodotto dalla matrice cristiana, esistono alcune democrazie formali che tuttavia mantengono al loro interno discriminazioni e prassi che per noi sarebbero inaccettabili. Sono democrazie formali, appunto, ma non vere democrazie dal punto di vista sostanziale.
Nel mondo islamico, per esempio, l'essere umano è concepito solo come "muslim" (fedele) e come membro della "umma", cioè dell'insieme dei "muslim" che praticano l'islam ("islam" si traduce con "sottomissione" tanto per capirsi).
Il libero arbitrio di ogni persona, condizione necessaria per lo sviluppo di una democrazia, è un concetto assente nella cultura islamica, come per logica conseguenza è assente il concetto di separazione fra politica e religione, come anche il derivato concetto di laicità nel modo in cui noi lo intendiamo.
Imporre i metodi democratici a popoli musulmani equivale a creare i presupposti per l'installazione di teocrazie plebiscitarie, come in Iran e come sta accadendo in Iraq, dopo la destituzione di Saddam Hussein che ha dato la supremazia alla maggioranza sciita per il fatto naturale che essa vota come un sol uomo, in virtù di quanto appena esposto per sommi capi.
L'idea americana di "esportare la democrazia" è una vera e propria corbelleria, dal punto di vista della riflessione filosofico politica, perché non tiene in conto i presupposti ideologici fondamentali e necessari per poter realizzare un compito simile. Può essere uno slogan per mascherare intenzioni imperialistiche, ma è comunque un principio che denuncia una visione di corto raggio in quanto non si possono governare dei popoli contro i loro valori se non con la forza della repressione.
Sarebbe forse giunto il momento di accettare la diversità, nella Storia dell'umanità, smetterla con l'idea che uomini e popoli abbiano tutti le medesime ambizioni e desiderino tutti lo stesso stile di vita, al punto da pensare di dover imporre agli altri il proprio se ritenuto migliore. E da questa presa di coscienza si dovrebbe cercare di costruire rapporti internazionali fondati su rispetto e tolleranza reciproci, ponendo anche limiti e barriere preventivi laddove sia impossibile la condivisione pacifica di spazi e attività.
 
Purtroppo l'ideologia del mercato globale su scala planetaria contrasta con questa visione e pretenderebbe di abolire ogni confine, ogni cultura, ogni barriera, ogni religione nella dimensione pubblica per relegarla solo al privato (ma questa è totale ignoranza delle religioni nel loro contenuto!), ogni Stato, per lasciare al "dio Mercato" con la "Concorrenza" la funzione di "Spirito Santo" che con la "Provvidenza" tutto aggiusta per il meglio.
Si tratta evidentemente di un'utopia, perniciosa, disastrosa, i cui effetti sono sotto i nostri occhi e che gli adepti di questa utopia attribuiscono sempre ad altre cause, come fanno i comunisti che attribuiscono i fallimenti del comunismo alla mancanza di coerenza in ogni sua applicazione storica, ma è il grande male recato con sè dall'egemonia USA nell'Occidente.
E, purtroppo, questa ideologia sta modificando lentamente anche le democrazie occidentali tramite l'attacco al loro cardine, cioè il concetto dell'essere umano come "persona" di cui si parlava all'inizio, che sta venendo lentamente svuotato per ridurlo al più funzionale, fungibile, malleabile, strumentale e utilizzabile "individuo".
La cultura veneta, profondamente cristiana nella sua anima, è per ora ancora refrattaria alla dissoluzione dei legami familiari, comunitari e popolari che sono intimamente connessi alla visione dell'uomo come persona; pur tuttavia stanno comparendo anche da noi sintomi allarmanti di disgregazione individualistica che sono la peggior minaccia alla possibilità di rinascere come popolo indipendente. Ragionare sui presupposti filosofici della democrazia è dunque più di un esercizio accademico elitario, ma un tema che riguarda la coscienza di tutti coloro che pensano a costruire un futuro di libertà, democrazia e indipendenza per il popolo veneto, e non solo per esso.
 
 

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