Società, Politica

Hong Kong non è assimilabile alla Catalogna

Davide Lovat
Davide Lovat
Politologo e docente Davide Lovat è nato a Feltre il 19 Dicembre 1971, ma da sempre vive a Creazzo vicino a Vicenza. Dopo la maturità scolastica conseguita nel 1990 e l’adempimento dell’obbligo militare di leva di un anno tra l’agosto del 1991 e del 1992 ha cominciato a lavorare e tra il 1993 e la fine del 2009 è stato prima agente immobiliare e poi imprenditore nel settore dell’intermediazione immobiliare. In questo periodo, a partire dal 1999 ha affiancato l’attività lavorativa allo studio e ha conseguito due lauree: la prima è la Laurea Magistrale in Scienze Politiche a indirizzo storico-politico, conseguita a pieni voti presso l’Università di Padova; la seconda è la Laurea in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica del Nord Est. Tra il 2010 e il 2017 è stato insegnante di liceo, dapprima al Liceo Brocchi di Bassano del Grappa e poi per 5 anni al Liceo Quadri di Vicenza. E’ autore di diversi saggi a contenuto teologico, filosofico, storico e politico, ha promosso e diretto la testata Veneto Vogue, tiene corsi e conferenze sul tema dell’autodeterminazione dei popoli, sulla storia e identità culturale e spirituale del popolo dei Veneti, sull’Unione Europea. Dal 2019 promuove lo sviluppo della testata PAGINE VENETE.
5 dicembre 2019 | 3 Minuti di lettura

Le drammatiche vicende riguardanti la popolazione cinese di Hong Kong non possono che suscitare viva simpatia per chi si batte per l'affermazione dei diritti democratici e politici contro la repressione di uno Stato a vocazione totalitaria come è la Repubblica Cinese.Sono più di 20 anni, da quando è cessata la condizione di enclave britannica di questo territorio cinese, che la Cina cerca di annullarne le specificità garantite dai trattati per inglobarlo completamente e sotto ogni aspetto parificarlo al resto dello Stato, guidato con prassi totalitaria dal Partito Comunista Cinese.

Vedendo gli scontri di piazza e l'eroica resistenza civile della popolazione, in particolar modo degli studenti che si oppongono alla repressione violenta delle forze dell'ordine, a non pochi è venuto facile fare il paragone con i contemporanei episodi di forte tensione sociale e politica in corso in Catalogna e soprattutto nella capitale Barcellona. Qualcuno ha perfino sostenuto che si tratta della stessa battaglia, a latitudini diverse, ma questo è un errore che può commettere solo chi scambia i fatti con una generica "lotta contro lo Stato" in chave anarchica e libertaria. In verità, si tratta di tutt'altro.

La battaglia a Hong Kong è tra cinesi, tra popolazione di Hong Kong appartenente al popolo cinese contro le istituzioni della Repubblica di Cina, Stato dei cinesi. Si tratta di una lotta per i diritti politici, una lotta per difendere un'enclave democratica e per estendere i diritti civili in un ambito repressivo, o almeno per mantenerli dove finora si sono potuti godere. La battaglia è dunque per l'autonomia di Hong Kong ed è più che meritevole di sostegno da parte di chiunque abbia a cuore la libertà degli uomini e l'affermazione dei diritti più elementari e fondamentali. Ma non si tratta di altro da questo.

In Catalogna, viceversa, si sono verificate le condizioni richiamate dalla dichiarazione d'indipendenza degli USA nel 1776, quando ormai il popolo delle colonie era diventato qualcosa di specifico e di diverso da quello d'Inghilterra per le dinamiche migratorie che avevano permesso di colonizzare il nuovo contintente: un popolo diverso da quello che esercita la sovranità lamenta la privazione della libertà di vivere secondo le regole che vuole darsi per essere felice e libero, e pertanto rivendica il diritto all'indipendenza piena per poter vivere secondo la propria volontà e i propri principi, usi, costumi e consuetudini, parlando la propria lingua ed emanando le proprie leggi sul territorio che abita in modo esclusivo - fatta salva la presenza di minoranze - da molte generazioni.

In Catalogna non è una popolazione ad avanzare delle rivendicazioni, né una minoranza sociale nell'ambito dello stesso territorio, né tantomeno un gruppo di cittadini con valori affini diversi da quelli degli altri. In tutti questi casi non si potrebbe far altro che richiedere forme di protezione o di tutela legale, mai però si potrebbe reclamare il diritto all'autodeterminazione. In Catalogna invece c'è un popolo, con tutte le sue particolarità e differenze, che però costituisce una Nazione sul Territorio considerato comunemente da tutti i catalani come la sola e unica Patria, terra dei padri. In Catalogna, pertanto, sussistono le condizioni storiche e politiche per richiedere alla comunità internazionale, sulla base del diritto naturale, l'esercizio del diritto di autodeterminazione per conseguire la piena indipendenza del popolo e della nazione catalana dal popolo e dallo Stato spagnolo.

Non si tratta quindi di lotta anarco capitalista contro lo Stato in generale, perché altrimenti domani potrebbe legittimamente avanzare la stessa pretesa la cittadinanza del fittizio territorio di "Tabarnia" (Tarragona e Barcellona, dove l'indipendentismo è meno forte che nel resto del Paese catalano) di secedere dalla neocostituita Repubblica Catalana; ma ciò non è dato, poiché non esiste storicamente e non è distinguibile culturalmente un "popolo tabarniano" rispetto a quello catalano, come non si può distinguere un cinese di Hong Kong da uno di Canton o Shanghai, fatte salve le specifiche connotazioni delle diverse membra di un unico corpo.

Sul diritto di autodeterminazione, che appartiene ai popoli e non alle popolazioni, tocca dover dibattere molto poiché esso non ha una codificazione giuridica positiva universalmente riconosciuta e dunque rimane nell'ambito pregiuridico della filosofia del diritto, in attesa di venire tradotto in prassi effettiva. Ma è una delle più importanti sfide democratiche e giuridiche della civiltà contemporanea nel nuovo secolo e il modo in cui si daranno stumenti adeguati per soddisfare questi bisogni naturali - oppure non si daranno - determinerà l'esito virtuoso piuttosto che vizioso, per la civiltà umana, del processo ineluttabile della Globalizzazione, determinato dal progresso tecnico e scientifico.

Vale sempre il principio che a situazioni diverse è giusto applicare soluzioni diverse, mentre uguale deve essere il fine della Giustizia che consiste nel "dare a ciascuno il suo".

Il suo, non quello altrui....

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