Politica

La mancata Devolution dimostrò che l'autonomia è impossibile

Davide Lovat
Davide Lovat
Politologo e docente Davide Lovat è nato a Feltre il 19 Dicembre 1971, ma da sempre vive a Creazzo vicino a Vicenza. Dopo la maturità scolastica conseguita nel 1990 e l’adempimento dell’obbligo militare di leva di un anno tra l’agosto del 1991 e del 1992 ha cominciato a lavorare e tra il 1993 e la fine del 2009 è stato prima agente immobiliare e poi imprenditore nel settore dell’intermediazione immobiliare. In questo periodo, a partire dal 1999 ha affiancato l’attività lavorativa allo studio e ha conseguito due lauree: la prima è la Laurea Magistrale in Scienze Politiche a indirizzo storico-politico, conseguita a pieni voti presso l’Università di Padova; la seconda è la Laurea in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica del Nord Est. Tra il 2010 e il 2017 è stato insegnante di liceo, dapprima al Liceo Brocchi di Bassano del Grappa e poi per 5 anni al Liceo Quadri di Vicenza. E’ autore di diversi saggi a contenuto teologico, filosofico, storico e politico, ha promosso e diretto la testata Veneto Vogue, tiene corsi e conferenze sul tema dell’autodeterminazione dei popoli, sulla storia e identità culturale e spirituale del popolo dei Veneti, sull’Unione Europea. Dal 2019 promuove lo sviluppo della testata PAGINE VENETE.
18 gennaio 2020 | 3 Minuti di lettura

Uno spettro si aggira per il Veneto che chiede l’autonomia all’Italia, ed è uno spettro affetto dal Morbo di Alzheimer: si chiama "riformismo autonomista per via istituzionale".

Sembra incredibile per quanto sia paradossale, ma pare che i veneti abbiano completamente dimenticato quanto accaduto fra il 1992 e il 2006 e, in modo particolare, nei 5 anni di attività parlamentare che videro l’allora Lega Nord in maggioranza e al Governo, anni in cui poté compiersi la riforma costituzionale della “Devolution” che fu perciò sottoposta al vaglio dei cittadini della Repubblica Italiana per la conferma o per il respingimento.

Va ricordato che servirono dapprima un buon decennio di radicamento territoriale e di crescita politica di un partito come era la Lega Nord, nato dalla fusione di due partiti territoriali, uno veneto e uno lombardo; quindi furono necessari 5 anni di dure battaglie per ottenere i 4 voti parlamentari, due alla Camera e due al Senato, previsti dal procedimento di riforma della Costituzione. Chi non è caduto nella possessione del succitato "spettro della dimenticanza e della demenza precoce" ancora ricorda lo scrosciante applauso per il compimento della riforma a coronamento di 15 anni di lotte politiche tributato all’on. Bossi, che a metà di quella legislatura era caduto malato perché colpito dall’ictus che lo ha parzialmente e definitivamente invalidato.

Ma, per l’appunto, la Costituzione concede ancora la possibilità di interpellare tutti i cittadini della Repubblica Italiana prima di rendere effettiva una sua riforma e così fu fatto. Possibile che sia stato dimenticato?

Votarono in maggioranza a favore della riforma - che concedeva autonomia molto più forte di quanto richiesto dal più recente referendum del 2017 - solo le popolazioni di Veneto e Lombardia, mentre in tutte le altre regioni la maggioranza votò contro con percentuali nettissime al Centro e soprattutto al Sud.

Quei giorni 25-26 giugno 2006 segnarono la fine della speranza concreta di riformare l’Italia in Parlamento, tanto che da allora la Lega Nord cominciò il percorso di trasformazione progressiva da “sindacato di territorio” ormai privo di prospettive in partito di Destra concentrato sui temi della sicurezza e dell’immigrazione; percorso che è culminato con l’avvento alla segreteria dell’on. Salvini che ha decretato proprio di recente la fine della Lega Nord e la sua trasformazione in Lega per Salvini Premier.

Pertanto, se è vero che la Storia è maestra di vita allora dovrebbe essere a tutti chiaro, in Veneto, che la via del “sindacato di territorio” che mira alla via riformista all’interno delle istituzioni italiane è perfettamente inutile, perché già percorsa e già riconosciuta come impossibile e fallimentare. Proprio dalle ceneri di quel fallimento risorse in chiave finalmente e definitivamente indipendentista, come extrema ratio, l’impegno di chi voleva e vuole tuttora la libertà normativa e gestionale nei territori veneti annessi all’Italia nel 1866.

Ma dopo il referendum del 2017, dove con maggioranza plebiscitaria del 98,1% dei votanti è stata chiesta un’autonomia minore rispetto a quella che avrebbe concesso la Devolution del 2006, nonostante la forza del sentimento centrifugo espressa dal popolo veneto è accaduto il paradosso del ripiegamento dall’indipendentismo, che tale successo politico aveva generato e determinato, a discorsi di stampo riformista e autonomista, soprattutto in chiave elettorale, in netta controtendenza rispetto ai venti che soffiano in Europa, dalla Catalogna alla Scozia a diverse altre zone del continente.

La cosa più incomprensibile di questa svolta contro la logica è data dalla dimenticanza del referendum del 2006, da molti incredibilmente scordato come se mai si fosse tenuto e come se non avesse decretato insindacabilmente l’impossibilità di ottenere riforme in senso autonomista dall’Italia per i veneti. Per questo viene da pensare a uno spettro, un demone che si sia impossessato dei veneti rovinando le capacità della loro memoria e obnubilandone l’intelligenza, al punto da indurli a ripercorrere una strada alla cui fine c’è un muro a decretarne la natura di vicolo cieco.

Non avendo poteri per compiere un esorcismo, chi non è affetto da questa sindrome di Alzheimer spirituale che induce demenza politica ha il dovere di provare a ricondurre almeno alcuni dei veneti indipendentisti all’uso sano della ragione, per riprendere la battaglia ideale verso l’unica, per quanto impervia, strada possibile: la strada dell'autodeterminazione del popolo veneto per ottenere la piena indipendenza dall'Italia dei territori che furono della Repubblica Veneta, per farla così risorgere nelle forme e nei modi che i tempi attuali richiederebbero.

Vuoi rimanere aggiornato sugli eventi e le pubblicazioni?

Iscriviti alla nostra newsletter. Non ti invieremo spam, promesso!