Storia, Cultura

La Patria è una sola, quella veneta

Renzo Fogliata
Renzo Fogliata
9 giugno 2019 | 3 Minuti di lettura

Nell’atmosfera asfittica di plumbeo conformismo che il regime sta creando per il 150° dell’unità d’Italia, giunge come una boccata d’ossigeno la fredda analisi dell’autorevolissimo storico Franco Cardini.

Egli afferma concetti chiari, incontestabili ed evidenti a chiunque abbia letto anche solo un libro dopo il sussidiario. Una dinastia di forte impronta militare, i Savoia, che necessitava, come fu per Bonaparte, della compagine statale più vasta possibile per attingervi carne da cannone ed accreditarsi tra le grandi teste coronate d’Europa. L’assetto federale, o meglio confederale (l’unico sensato) che volevano Gioberti e Cattaneo fu dunque sacrificato a nient’altro che alle sfrenate ambizioni belliche ed accentratrici dei Savoia, non ad altro.

 

Che il Regno Sardo mordesse il freno è dimostrato dalla partecipazione preunitaria persino alla guerra di Crimea (1855) con un corpo di spedizione di 18.000 uomini, pur essendo il Piemonte impantanato nelle cosiddette guerre di indipendenza contro l’Austria in cui collezionava sconfitte. Del resto, la volontà di accentrare, a fini di stretto controllo militare e fiscale, fu ben chiara ai poveri genovesi che nel marzo del 1849 cacciarono i piemontesi al grido di “Balilla, Indipendenza” e “Via i ladri”. 
Nell’aprile successivo Genova fu attaccata dai Savoia con un esercito di trentamila uomini, furiosamente bombardata da Lamarmora con l’aiuto delle navi inglesi ed abbandonata al sacco della soldataglia: prigionieri passati per le armi; morti a centinaia. 
Questa pagina vergognosa non si legge nei testi scolastici italiani. Una censura che la dice lunga sull’attendibilità della vulgata risorgimentale ammannita ai creduloni. Vero anche il secondo assunto di Cardini.
 
La volontà di potenza dei Savoia si sposò con il neogiacobinismo di pochi rivoluzionari aggregati a Mazzini e Garibaldi. La scelta del tricolore di origine napoleonica ne è la prova certa: il simbolo degli stati collaborazionisti, transpadani, cispadani e cisalpini, dell’invasore francese del 1796-97. L’attuale bandiera italiana è esattamente quella della Repubblica Cisalpina, nata anche sulla distruzione della Repubblica Veneta. Il primo presidente della Repubblica italiana non fu, dunque, De Nicola, bensì Napoleone. Il 2 giugno sarebbe onesto ricordarlo. Serve altro per cominciare a capire? Forse sì.
 
La distruzione dell’unica economia dell’epoca, quella agricola, con la tassa sul macinato e la coscrizione obbligatoria, proprio come Napoleone. Guerre, tasse ed emigrazione. Guerra di Abissinia, partecipazione persino alla repressione della rivolta dei Boxer in Cina (1900), guerra di Libia (1911-1912), prima guerra mondiale, guerra di Etiopia (1935–1936) guerra di Spagna (1936-1939), seconda guerra mondiale. E i Veneti, che oggi un opinabile sondaggio, su un campione di mille persone, ci riferisce essere orgogliosi di essere italiani? 
Tre guerre cosiddette di indipendenza, invero di conquista savoiarda, combattute sul loro territorio, alle quali le popolazioni furono totalmente indifferenti facendo infuriare persino Garibaldi. La rivolta di Manin abbandonata al proprio destino. L’unità proclamata senza di loro (1861). La loro partecipazione in divisa austriaca alle battaglie che videro rovinosamente sconfitta l’Italia (Custoza e Lissa, 1866) e, ad onta delle due disfatte, l’annessione all’Italia. 
La burla del plebiscito. 
Le tasse. 
L’emigrazione.
La devastazione e l’ecatombe della prima guerra mondiale, 
combattuta nel nord est in parte raso al suolo, dichiaratamente voluta per fondere gli italiani nel crogiuolo del sangue: un concetto ed un fine immondi! La definitiva perdita dell’Istria e della Dalmazia. E poi ancora un’infinità di tasse nel nome del dogma dell’unità, per sostenere regioni sempre bisognose di assistenza e dominate dalla criminalità. Con l’odierna beffa di chi ciancia che solo uniti si fa questo, che solo uniti si fa quello, si va di qua, si va di là. 
 
Il professor Cardini ha ragione da vendere. Non c’è alcun orgoglio nell’essere italiani e tantomeno per noi, indegni eredi di mille anni di Repubblica Veneta. La Zaccariotto è una politica e, come tale, cavalca la tigre, allorquando dichiara gattopardescamente il doppio orgoglio, veneto e italiano. E’ l’attuale mutazione genetica della Lega di governo. Ma a leggere la storia ed a guardare il presente, con il Leone Marciano negli occhi, mi sovviene il detto di un mio caro coltissimo amico e noto studioso: la Patria è come la mamma, una soltanto. 
 

Addì giovedì 3 Giugno 2010

Vuoi rimanere aggiornato sugli eventi e le pubblicazioni?

Iscriviti alla nostra newsletter. Non ti invieremo spam, promesso!