Storia, Cultura

La polemica: il Doge Morosini e le verità Serenissime

Renzo Fogliata
Renzo Fogliata
4 luglio 2019 | 1 Minuti di lettura

In merito all'articolo sul Doge Morosini, fondato su di una scheda redatta dal Museo Correr, abbiamo un duplice scoop: Francesco Morosini non morì in battaglia, ma, ammalatosi nella pausa invernale della campagna militare, volle essere portato nella sua galera bastarda in rada a Nauplia e di lì scrisse al Senato che l'unico suo rammarico nel morire era non poter più servire la Patria. Era il gennaio del 1694. Ma il vero scoop è che non fu affatto l'ultimo eroe della Repubblica, come recita l'ideologica intitolazione della mostra del Correr. Al contrario - ad onta della trita storiella della decadenza - la Repubblica ebbe ancora moltissime fulgide figure di militari, politici, artisti, giuristi. La Repubblica veneta, dopo la morte di Morosini, prosperò ancora 103 anni... due terzi dell'esistenza dell'attuale Stato unitario italico, trent'anni più della durata dell'attuale Repubblica italiana! Quanti scoop in poche righe, vero?! La storia veneta è argomento troppo serio per affrontarlo con distratta o annoiata superficialità; Venezia sopravvive nella sua memoria e questa, sacra, deve essere trasmessa correttamente. Savarà da nu i nostri fioi... affermava con impagabile lealtà lo slavofono Josip Viscovich il 23 agosto 1797 nel celeberrimo Giuramento di Perasto; lui, figlio di S. Marco, croato di Perasto, che si sentiva profondamente marciano nel sangue!

Vigilare che la memoria dello Stato veneto sia trasmessa correttamente è un obbligo morale di ogni veneto libero. È pur vero che da tempo il Museo Correr è divenuto, a beffa del suo fondatore Teodoro Correr, il tempio di Sissi (che nella storia veneta conta meno di un cammello in Groenlandia) e dell'orrenda statua di Napoleone voluta dai postmoderni giacobini de noantri, ma speravamo che a tutto vi fosse un limite!

Lorenzo Fogliata 
Francesco Chiaro

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