Politica

Lega, il primo partito transgender della Storia

Davide Lovat
Davide Lovat
Politologo e docente Davide Lovat è nato a Feltre il 19 Dicembre 1971, ma da sempre vive a Creazzo vicino a Vicenza. Dopo la maturità scolastica conseguita nel 1990 e l’adempimento dell’obbligo militare di leva di un anno tra l’agosto del 1991 e del 1992 ha cominciato a lavorare e tra il 1993 e la fine del 2009 è stato prima agente immobiliare e poi imprenditore nel settore dell’intermediazione immobiliare. In questo periodo, a partire dal 1999 ha affiancato l’attività lavorativa allo studio e ha conseguito due lauree: la prima è la Laurea Magistrale in Scienze Politiche a indirizzo storico-politico, conseguita a pieni voti presso l’Università di Padova; la seconda è la Laurea in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica del Nord Est. Tra il 2010 e il 2017 è stato insegnante di liceo, dapprima al Liceo Brocchi di Bassano del Grappa e poi per 5 anni al Liceo Quadri di Vicenza. E’ autore di diversi saggi a contenuto teologico, filosofico, storico e politico, ha promosso e diretto la testata Veneto Vogue, tiene corsi e conferenze sul tema dell’autodeterminazione dei popoli, sulla storia e identità culturale e spirituale del popolo dei Veneti, sull’Unione Europea. Dal 2019 promuove lo sviluppo della testata PAGINE VENETE.
24 giugno 2019 | 3 Minuti di lettura

“STAT ROSA PRISTINA NOMINE, NOMINA NUDA TENEMUS”.

Con questa frase, paradigmatica della svolta nominalista della filosofia tardo medievale, si concludeva il noto romanzo di Umberto Eco intitolato, appunto, IL NOME DELLA ROSA.

 

La svolta nominalista rappresenta uno degli snodi della Storia del pensiero giacché, da quel momento, la riflessione sulla realtà si spostò dall’essenza oggettiva delle cose, cioè dalla loro dimensione ontologica trascendente in cui si identifica quella immanente (per dirlo con lessico appropriato), all’elaborazione soggettiva che parte dal nome della cosa conosciuta materialmente attraverso i sensi. La logica conseguenza fu il “Cogito ergo sum” cartesiano, cioè la “svolta antropologica” per antonomasia, vale a dire l’idea che sia il pensiero dell’uomo a determinare l’essenza delle cose e perfino l’Essere, facendo perciò coincidere “Essere” ed “esistere” e negando non solo che l’Essere è il presupposto necessario tanto dell’esistere quanto del pensare, ma addirittura rinnegando l’Essere stesso e sostituendo così l’uomo a Dio. Tutta la Storia occidentale posteriore è naturale conseguenza di quanto qui è stato brevemente, e quindi grossolanamente, riassunto per dare spiegazione di quella frase finale del romanzo, messa da Umberto Eco in bocca alla voce narrante del monaco Adso da Melk e che, sempre alla buona, potremmo tradurre così: “La rosa esiste a prescindere dal suo nome, ma di essa (e di ogni rosa, sottinteso) ci resta poi solo il nome”.

 

Questa cosa diventa problematica nel momento che si prenda atto di una verità incontrovertibile: se è il pensiero che determina la realtà esistente e se dunque la realtà è soggettiva e non oggettiva, allora data la pluralità dei soggetti pensanti avremo tante realtà quante sono le elaborazioni di ciascun soggetto, con buona pace definitiva dell’idea di verità che, in quanto tale, può essere ammessa solo come univoca. Ecco dunque che la parola “rosa” per un impenitente oggettivista come chi scrive rammenta subito il bel fiore profumato, ma per altri può indicare un giornale sportivo, o un gruppo di persone, oppure anche il proprio nome di maschio travestito - che poi maschio è termine desueto! - mentre sfila durante una gay parade. Rosa è un bel nome per un transgender, cioè per uno che decide da solo quale è il suo genere sessuale di appartenenza in virtù del fatto che la realtà è soggettiva. Tutto si tiene, una volta presa quella direzione.

 

Allo stesso modo, mutatis mutandis, possiamo analizzare quanto sta compiendosi con la trasformazione del partito “Lega Nord”, comunemente chiamato da tutti LA LEGA, in “Lega per Salvini presidente”, comunemente chiamato da tutti ancora LA LEGA. Un partito nato dall’unione di formazioni territoriali di Veneto e Lombardia, allargatosi a un bacino elettorale che accolse dapprima tutte le regioni settentrionali riunite da Umberto Bossi nella fantomatica Padania che chiedeva la secessione dall’Italia, poi estesosi anche a sud del Po e, con il cambio di messaggio politico imposto da Matteo Salvini, divenuto il primo partito per consenso in Italia e in maniera quasi uniforme sul territorio dello Stato.

 

Abbiamo accennato al cambio di messaggio politico: quello che era un partito federalista, autonomista, anche secessionista, in Veneto addirittura identitario con richiami al passato della Repubblica Veneta e ai simboli marciani, sorto in rappresentanza delle categorie produttive vessate dal Fisco contro l’apparato parassitario dello Stato italiano, è diventato un partito di Destra Nazionale sovranista che ha come priorità la lotta contro l’immigrazione, contro il multiculturalismo e contro l’integrazione europea.

 

Un simile cambio di linea programmatica è già stato visto in altre formazioni politiche, viene in mente soprattutto il Partito Comunista Italiano, ma è stato accompagnato dal cambio di nome che stava a testimoniare che era cambiato il partito e, con esso, la sua proposta politica. “Nomen omen”, dicevano i Latini, e perfino l’ipotetico trans di cui sopra prende il nome di Rosa al posto di Guido, quando decide di essere una donna. Invece Salvini si spinge oltre e va a sondare una nuova frontiera del gender: il cambio radicale di genere senza cambiare nome, in modo che ogni elettore soggettivamente attribuisca al nome LA LEGA quello che per lui sta a significare, che tanto c’è sicuramente almeno una delle cangianti felpe indossate dal Capitano recante una scritta che lo rappresenti.

 

LA LEGA è dunque il primo partito transgender della Storia, trasformatosi nell’essenza pur mantenendo il nome comunemente usato; è il primo partito che, a parte i nemici dichiarati sopra, dà ragione a tutti e che mette tutti contemporaneamente al primo posto, infischiandosene delle evidenti contraddizioni che questo comporta. Per l’oggettivista impenitente che scrive è qualcosa di molto simile a un brutto sogno, a un film horror, anche perché ha la disgrazia di essere veneto e di essere stato leghista dei tempi andati, quelli dei simboli marciani che anacronisticamente ancora fanno timidamente capolino nelle adunate dei militanti adoranti Capitan Salvini, anche se per rispetto di quei simboli sarebbe ora di smetterla.

 

Non rimane che aspettare l’evoluzione degli eventi, per capire se una tale operazione che ha dato vita alla prima “Destra Nazionale unita” della Repubblica Italiana possa avere un successo durevole, nonostante le evidenti contraddizioni e insensatezze. E mentre aspettiamo, ci facciamo passare il tempo con un filo di ironia, parodiando maccheronicamente la summenzionata frase di Umberto Eco dicendo: STAT LEGA PRISTINA NOMINE, NOMINA LEGA TENEMUS. Anche se non vediamo l’ora di rispolverare il classico “sic transit gloria mundi” …

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