Politica

Un mezzogiorno in cerca di emancipazione?

Carlo Lottieri
Carlo Lottieri
Professore associato di Filosofia del Diritto a Verona Carlo Lottieri si è laureato in Filosofia teoretica a Genova con Alberto Caracciolo e ha proseguito gli studi a Ginevra e a Parigi, dove ha conseguito un dottorato di ricerca sotto la guida di Raymond Boudon. I suoi studi hanno prestato una particolare attenzione alla tradizione liberale, al diritto naturale, al realismo politico e alla teoria neofederale. È uno dei fondatori dell’Istituto Bruno Leoni, di cui è direttore del dipartimento di Teoria politica. Tra le sue pubblicazioni: Il pensiero libertario contemporaneo, Macerata, Liberilibri, 2001; Le ragioni del diritto. Libertà individuale e ordine giuridico nel pensiero di Bruno Leoni, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006; Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a WikiLeaks, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011; Un’idea elvetica di libertà. Nella crisi della modernità europea, Brescia, La Scuola, 2017.
9 settembre 2019 | 4 Minuti di lettura
Al Sud accadono cose. Se solo un anno fa prevaleva la tesi secondo la quale il Mezzogiorno sarebbe ormai diventato un territorio interamente “grillino” (interessato solo al reddito di cittadinanza), oggi le cose appaiono del tutto diverse.
Da un lato, infatti, si è assistito all’espansione elettorale della Lega salviniana, che ormai è un partito nazionale, italiano e sovranista, in grado quindi di occupare quell’area politica lasciata libera prima dal venir meno della Dc e poi dal crollo di Forza Italia. Dall’altro lato, però, bisogna registrare un fermento di nuove iniziative anche “territoriali”, che lasciano intendere come siano in molti ad avere inteso che esiste uno spazio per proposte politiche ancorate alle proprie comunità.
La realtà di cui più si è parlato nelle scorse settimane è il “Movimento 24 Aprile” lanciato dal noto giornalista Pino Aprile, già autore di “Terroni” e di altri libri assai noti presso il grande pubblico.
L’iniziativa sembra molto lanciata, dato che in pochi giorni ha registrato un alto numero di adesioni, e l’intenzione è dar vita a un partito sudista, schierato a favore del Mezzogiorno. Per chi auspica la rinascita delle comunità e dei territori questa potrebbe essere una bella notizia, sebbene – insieme alla sottolineatura di temi convincenti – si debbano purtroppo registrare una serie di ambiguità e
contraddizioni.
 
Gli elementi che più persuadono sono da riconoscere nella volontà a far sì che il Sud rialzi la testa ed esca da una sudditanza psicologica ingiustificata. C’è sicuramente bisogno di un Meridione che voglia fare da sé e sia persuaso che ciò è possibile. Deve anche essere chiaro, sul piano storico, che l’unità italiana è stata segnata – anche prima delle crudeltà della legge Pica – da una serie di atti
criminali e da altre ingiustizie su cui la storiografia accademica deve accedere i riflettori senza timori. Più volte il Sud è stato vittima della politica dapprima piemontese e poi italiana: chi non riconosce questo è prigioniero di miti nazionalisti o difende un sistema che non lo merita.
Insieme a questa volontà di ridare dignità al Mezzogiorno e liberarlo dal giogo romano il M24A di Pino Aprile sembra anche esprimere, però, pure un desiderio di tenere in vita il sistema statuale attuale e le sue logiche redistributive. Di tutta evidenza, ciò cozza con l’analisi storica e con la
necessità di liberare le energie del Sud. Il risultato è che invece che sostenere la spinta autonomistica e talora anche secessionista espressa da alcune aree settentrionali (con il Veneto in prima linea), in questi mesi Aprile è stato tra i più determinati difensori dell’esistente. Un po’ come se Carles Puigdemont sparasse a zero contro ipotetici movimenti separatisti di Madrid o dell’Andalusia...
 
Per fortuna, nel dibattito pubblico meridionale stanno emergendo anche altre analisi. E così sul sito della fondazione “Il giglio” (un realtà che intende “difendere e valorizzare la memoria delle Due Sicilie e, più in generale, del Sud, come premessa per il suo riscatto”) è uscito un editoriale che non soltanto ha indirizzato critiche molto puntuali alla prospettiva ideologica adottata da Aprile, ma
soprattutto ha preso le distanze dalla “campagna di boicottaggio contro i produttori di prosecco del Veneto, una ex Nazione come il Regno delle Due Sicilie, ugualmente penalizzata dal Risorgimento come il nostro Sud”.
 
Questo elemento è cruciale. Una rinascita dei territori che oggi compongono l’Italia è la premessa alla dissoluzione dell’unità e alla creazione di giurisdizioni più piccole, in concorrenza tra loro, vicine ai cittadini, meglio amministrate, meno invasive e più rispettose dei diritti dei singoli. Questa prospettiva, però, difficilmente potrà delinearsi se non si comprende che le varie realtà locali 
devono imparare a rispettarsi. Soprattutto perché il nemico del Veneto non è a Napoli, ma a Roma, e il nemico del Mezzogiorno non è Venezia, ma lo Stato italiano.
 
Una delle cose più catastrofiche realizzate da Umberto Bossi è stata la fusione delle varie realtà regionali: annullate in quello strumento di potere personale che è stata, ed è ancora (anche se ora il leader è un altro), la Lega. Non si crea un processo contro-risorgimentale con un partito unitario
del Nord o addirittura con un ipotetico movimento che riunisca in sé tutti i gruppi secessionisti italiani. Ma è egualmente vero che chi nel Tirolo meridionale, in Veneto, in Lombardia, in Friuli, in Toscana, in Sardegna, in Campania, in Sicilia e in ogni altra realtà sta lavorando per avvicinare a sé le istituzioni deve guardare con simpatia a quanto di analogo accade negli altri contesti. Se davvero
vi fosse in atto un progetto di “secessione dei ricchi” (delle aree settentrionali), quanti al Sud avversano l’unità dovrebbero solo essere contenti.
 
L’editoriale del Giglio ha correttamente messo i punti sulle “i”. Ora si tratta di costruire ponti e avviare iniziative, perché è certamente necessario che un po’ tutti, alle varie latitudini, comprendano che l’Italia è il primo nemico degli italiani, e che un’alternativa esiste. Basta saperlo e operare di conseguenza.

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