Società

Venezia non ha bisogno di aiuti, ma di affrancarsi da Roma

Carlo Lottieri
Carlo Lottieri
Professore associato di Filosofia del Diritto a Verona Carlo Lottieri si è laureato in Filosofia teoretica a Genova con Alberto Caracciolo e ha proseguito gli studi a Ginevra e a Parigi, dove ha conseguito un dottorato di ricerca sotto la guida di Raymond Boudon. I suoi studi hanno prestato una particolare attenzione alla tradizione liberale, al diritto naturale, al realismo politico e alla teoria neofederale. È uno dei fondatori dell’Istituto Bruno Leoni, di cui è direttore del dipartimento di Teoria politica. Tra le sue pubblicazioni: Il pensiero libertario contemporaneo, Macerata, Liberilibri, 2001; Le ragioni del diritto. Libertà individuale e ordine giuridico nel pensiero di Bruno Leoni, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2006; Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a WikiLeaks, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2011; Un’idea elvetica di libertà. Nella crisi della modernità europea, Brescia, La Scuola, 2017.
16 novembre 2019 | 1 Minuti di lettura

Venezia, venerdì 15 novembre, è tornata sott'acqua. Si è arrivati alla quota di 156 cm e chi conosce la città capisce cosa questo vuol dire. Ogni piano terra è stato di nuovo invaso dall'acqua e i vaporetti hanno smesso di fare il proprio servizio. La maggior parte dei negozi è chiusa, mentre perfino molti rifornimenti dalla terraferma (quelli che portano le mercanzie ai supermercati, per intenderci) sono sospesi.

Venezia può ripartire? Sì. Anche perché non si è mai fermata e in tutti questi giorni vi è una frenetica lotta di ognuno contro l'acqua, la sporcizia, i detriti, i rifiuti che si accumulano in casa, nei cortili, nei campi...

La città ha la voglia di reagire. Ora più che mai, però, c'è la necessità che l'Italia si faccia da parte. Molti dovranno mettere a posto le proprie abitazioni, dopo i danni, ed è assurdo che debbano chiedere una qualche autorizzazione alla Sovrintendenza. I veneziani non devono dover chiedere autorizzazioni per vivere e continuare a resistere. Molti altri dovranno adottare dispositivi più efficienti per evitare le conseguenze dell'acqua alta (alzare il livello del piano terra, introdurre nuove pompe ecc.) e anche loro dovranno, a casa loro, poter lavorare in pace.

C'è anche bisogno, ovviamente, che una qualche soluzione a protezione della città si adotti. E allora è bene che la signora architetto Spitz (già sposata con Marco Follini) torni nella Città eterna e si occupi delle questioni dell'Urbe. Restituiamo Venezia ai veneziani: non c'è nessuna garanzia di successo, ma almeno - in caso di errore - sarà chi ha sbagliato a pagarne le conseguenze. Il prossimo 1 dicembre si voterà per dare vita a due città distinte: Venezia e Mestre. Può essere un primo passo nella direzione giusta. Nella primavera prossima, poi, si rinnoverà l'amministrazione regionale e la speranza è che sia un rinnovo vero: che segni una netta discontinuità con tutti questi anni di cattiva gestione. Soprattutto, è bene che i veneziani rialzino la testa. Perché o rivendicano il diritto a governarsi da sé, oppure sprofonderanno meritatamente: nell'acqua e nell'ignominia.

 

 

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