Società, Eventi Locali

Il fronte si tinge di rosa

Redazione
Redazione
22 marzo 2020

Quella a cui appartengo – dei nati dopo la guerra fredda - era la prima generazione che non aveva ancora fatto esperienza della guerra.

Sorprendentemente ci siamo ritrovati catapultati, volenti o nolenti, nell’emergenza sanitaria del SARS-CoV-2 (altrimenti noto come COVID-19 o semplicemente Corona-virus).

Lo scenario richiama tristemente quello già vissuto dai nostri congiunti nel secolo scorso con le guerre mondiali: la chiusura delle attività non strettamente necessarie e la conversione di molte altre alla produzione utile, la paura dei cittadini ad uscire dalle proprie abitazioni e perfino, se vogliamo, “la chiamata alle armi”, con il reclutamento coatto di personale sanitario.

In questi giorni mi sono ritrovata a riflettere, forse perché coinvolta in prima battuta, su una importante differenza rispetto al passato, su cui si è posta finora poca attenzione mediatica: per la prima volta nella storia dell’uomo in prima linea troviamo tantissime donne.

Se possiamo fare il paragone tra quello che, ieri, era il fronte o la trincea, con quello che sono, oggi, le tende allestite fuori dai Pronto Soccorso e le corsie degli ospedali, allora ci rendiamo subito conto che i nuovi soldati semplici sono i professionisti sanitari.

Di questi: la categoria dei medici ha il 60% di lavoratori donne, se considerata la fascia d’età più giovane dei 50 anni, mentre la categoria degli infermieri riporta come dato l’80% e la percentuale degli Operatori Socio Sanitari di sesso femminile è ancora maggiore raggiungendo una stima del 90%. Anche “nelle retrovie” troviamo un’altissima percentuale femminile, che costituisce il 66% dei farmacisti e fino al 90% dei cassieri nei supermercati e negozi alimentari.*

Finora l’ordine naturale delle cose aveva fatto sì che le guerre venissero combattute prevalentemente dagli uomini, mentre le donne rimanendo a casa portavano avanti la famiglia e di conseguenza anche la società, che su di essa si fonda. Dopotutto, la donna è l’essere capace di rigenerare la vita sulla Terra per cui la sua tutela viene spontanea, oltre che logica, se si vuol avere un futuro.

Inoltre, ogni donna è madre (se non in atto, almeno in potenza) e questa sua natura, che si esprime fin dai primi anni di vita, rende ragione del fatto che tendenzialmente essa preferisca il compromesso rispetto allo scontro, l’unione rispetto alla divisione, dare la vita piuttosto che dare la morte.

Questa che stiamo vivendo non è, come quelle passate, una guerra di conquista o di difesa di confini, non è per imporre le proprie ideologie e nemmeno di sterminio contro le popolazioni. Questa è la guerra contro un nemico invisibile che non ha bandiera, né confini, e che attenta alla vita di tutti ma questa volta, a combatterlo in prima linea, per la difesa del dono più prezioso, ci siamo anche noi.

Scritto da un medico, donna, innamorata della Vita.

 

ILARIA NOARO

 

*Dati della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri), 2018; FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni infermieristiche), Federfarma e Filcams-Cgil, 2015.

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