Storia, Cultura

Odorico da Pordenone e il viaggio in Oriente

Davide Lovat
Davide Lovat
Politologo e docente Davide Lovat è nato a Feltre il 19 Dicembre 1971, ma da sempre vive a Creazzo vicino a Vicenza. Dopo la maturità scolastica conseguita nel 1990 e l’adempimento dell’obbligo militare di leva di un anno tra l’agosto del 1991 e del 1992 ha cominciato a lavorare e tra il 1993 e la fine del 2009 è stato prima agente immobiliare e poi imprenditore nel settore dell’intermediazione immobiliare. In questo periodo, a partire dal 1999 ha affiancato l’attività lavorativa allo studio e ha conseguito due lauree: la prima è la Laurea Magistrale in Scienze Politiche a indirizzo storico-politico, conseguita a pieni voti presso l’Università di Padova; la seconda è la Laurea in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica del Nord Est. Tra il 2010 e il 2017 è stato insegnante di liceo, dapprima al Liceo Brocchi di Bassano del Grappa e poi per 5 anni al Liceo Quadri di Vicenza. E’ autore di diversi saggi a contenuto teologico, filosofico, storico e politico, ha promosso e diretto la testata Veneto Vogue, tiene corsi e conferenze sul tema dell’autodeterminazione dei popoli, sulla storia e identità culturale e spirituale del popolo dei Veneti, sull’Unione Europea. Dal 2019 promuove lo sviluppo della testata PAGINE VENETE.
14 gennaio 2020

Negli anni immediatamente successivi al viaggio di Marco Polo, il fervore missionario dei francescani inviò in Oriente dei frati incaricati di evangelizzare i popoli asiatici e fra questi partì un veneto d'entroterra, Odorico da Pordenone, che del suo viaggio durato 13 anni ci ha lasciato una cronaca storicamente molto più affidabile del Milione di Marco Polo che ebbe notevole successo e diffusione in tutta Europa.

Odorico nacque a Villanova di Pordenone, nella seconda metà del XIII secolo, giovanissimo si fece francescano a Udine. Fu uno dei rari viaggiatori occidentali in Estremo Oriente nel Medio Evo. Il racconto del suo viaggio, dettato a frate Guglielmo da Solagna, è ritenuto autentico e affidabile. Per contro, quello scritto in antico francese, nella seconda metà del XIV secolo fu arricchito da John Mandeville con scene e racconti immaginari.

Entrato giovane in convento, dopo una esperienza di vita eremitica, fu ordinato sacerdote a 25 anni. Dopo alcuni anni da predicatore in vari conventi d'Italia, nel 1314 fu inviato dal suo Ordine in Oriente. Partì per mare da Venezia da dove raggiunse Costantinopoli, da qui ancora per mare raggiunse Trebisonda. Visse in terra armena per un certo periodo presso un convento della sua comunità a Erzurum, per approfondire la conoscenza delle lingue orientali. Scese poi nei territori dell'attuale Iraq da prima a Tabriz e poi a Sultaniya, anche qui soggiornò presso un convento del suo ordine. Scese poi a sud toccando varie città persiane tra cui Kashan, Yazd, Persepoli e Shiraz per raggiungere il Golfo Persico. A Ormuz si imbarcò per l'India, dove sbarcò dopo un viaggio di una ventina di giorni a Thana, città nei pressi dell'attuale Bombay.

In questa città quattro suoi confratelli: fra Tommaso da Tolentino, Giacomo da Padova, Demetrio Georgiano e Pietro da Siena.[1] vennero martirizzati alcuni anni prima. I corpi dei martiri furono portati dal padre domenicano Jordanus Catalani a Supera, cittadina ad una quarantina di chilometri a nord di Bombay dove vennero sepolti. Odorico ne dissotterrò i corpi e prese con se le spoglie nel lungo viaggio verso la Cina. Riprese il viaggio per mare scendendo le coste occidentali dell'India, raggiunse probabilmente l'isola di Ceylon, risalì la costa orientale indiana per portarsi sulla tomba di san Tommaso apostolo a Maylapur nei pressi di Madras.

Lasciate le coste indiane su una giunca, raggiunse l'isola di Sumatra, toccò vari porti meridionali di questa isola e poi raggiunse l'isola di Giava e probabilmente del Borneo. Qui le descrizioni del viaggiatore si fanno confuse, in quanto i nomi citati non sono più riconoscibili oggi. Secondo alcuni toccò varie isole dell'arcipelago filippino e forse anche alcune isole meridionale del Giappone.[2]

Giunse in fine nel porto di Chin-Kalan l'attuale Canton nella Cina meridionale. Qui fu grande lo spavento di Odorico nell'apprendere che i doganieri avrebbero ispezionato la nave in cera di merce proibita all'importazione. Tra queste merci proibite vi erano le ossa dei martiri.[3] Ma gli ispettori non trovarono le ossa dei martiri francescani e Odorico le poté portare fino al porto di Xiamen (Amoy) dove furono in fine traslate in uno dei due conventi dell'Ordine esistenti in città.

Interessante notare come i figli di san Francesco, morto appena cento anni prima, già avevano raggiunto gli estremi confini del mondo allora conosciuto. Questa espansione, come spiegò Odorico, fu in parte favorita dallo sterminato Impero Mongolo, instauratosi in quegli anni in Asia. I Mongoli, non avendo una religione propria, furono influenzati dalle religioni dei popoli che incontrarono. Divennero mussulmani in Persia, buddisti in India e seguaci di Confucio in Cina e furono anche affascinati dalla predicazione dei missionari cristiani che raggiunsero le loro contrade.[4]

Proseguì il viaggio verso nord, toccò Fuzhou e attraverso i monte giunse a Zhejiang e Hangzhou, allora conosciuta come la città più grande del mondo. Proseguì poi per Nanchino e attraversato il fiume Azzurro si imbarcò sul Gran Canale per raggiungere la capitale dell'impero allora chiamata Kambalik l'attuale Pechino.

Qui visse per tre anni presso la missione del suo confratello e arcivescovo Giovanni da Montecorvino allora già molto anziano.

Riprese il cammino verso casa attraverso l'Asia Centrale, ma qui il racconto di fra Odorico si fa meno preciso e i riferimenti geografici sono confusi. Probabilmente attraversò il Tibet, giunse nel nord della Persia e poi di nuovo in Armenia fino al porto di Trebisonda dove si imbarcò per Venezia giungendovi alla fine degli anni venti.

Nel maggio del 1330, su richiesta del suo superiore Guidotto, Odorico, ospite del monastero presso la Basilica di Sant'Antonio, dettò il resoconto del suo viaggio al frate Guglielmo di Solagna.

Da lì Odorico, per adempiere il compito affidatogli dall'arcivescovo Giovanni da Montecorvino di informare il Papa su quanto visto in Estremo Oriente, riprese il cammino per raggiungere la curia papale ad Avignone; l'itinerario prescelto prevedeva un viaggio via terra fino a Pisa, poi via mare fino a Marsiglia e quindi ad Avignone.

Giunto a Pisa, però, si ammalò. Fece allora ritorno nella sua patria natale il Friuli, presso il convento che lo vide novizio a Udine, dove morì il 14 gennaio del 1335.

A 700 anni dal suo viaggio è importante ricordare questa figura di religioso e di veneto illustre che tanto impatto ebbe, con la sua relazione di viaggio, sulla cultura europea.

Vuoi rimanere aggiornato sugli eventi e le pubblicazioni?

Iscriviti alla nostra newsletter. Non ti invieremo spam, promesso!