Dal movimento indipendentista veneto è scaturita in questi giorni un’iniziativa politica rivolta a tutti i titolari della cittadinanza per denunciare la deriva di tipo tecnocratico in corso non solo nella Repubblica Italiana, ma in generale nel mondo occidentale, e per svegliare le coscienze intorpidite dalla paura e dalle preoccupazioni portate dall’emergenza sanitaria per la quale, tuttavia, non bisogna perdere la consapevolezza delle prerogative irrinunciabili che comporta la cittadinanza in uno Stato di Diritto.
L’iniziativa è promossa da Indipendenza Veneta, il più longevo partito indipendentista, e dal Popolo di San Marco, formazione politico-culturale di orientamento cristiano-popolare. Ne riportiamo di seguito il testo per i nostri lettori.
APPELLO IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA SOVRANITA’ POPOLARE
Uno spettro lugubre si aggira per l’Italia ed è lo spettro dell’oligarchia. Da troppo tempo assistiamo a una costante delegittimazione della sovranità popolare e alla parallela delegittimazione della funzione svolta dai rappresentanti eletti dal popolo, attraverso l’alimentazione costante della cosiddetta antipolitica.
La recente crisi di Governo ha ulteriormente rafforzato la tendenza in atto da molti anni, nei quali si sono succeduti in sequenza dei fatti che hanno un pericoloso filo conduttore e sui quali va fatta luce per comprenderne la pericolosa deriva.
Da dieci anni si susseguono al Governo della Repubblica Italiana delle figure scaturite da accordi parlamentari presi in contrasto col responso delle urne, abusando del sistema costituzionale che configura sì una Repubblica Parlamentare con parlamentari eletti senza vincolo di mandato, ma che fu concepito in un contesto dove l’onore personale e il rispetto della volontà del popolo erano valori ineludibili. Oggi invece i cittadini vanno a votare scegliendo tra partiti che propongono soluzioni opposte e come risultato ottengono degli eletti che, un secondo dopo l’insediamento, sono pronti al cambio di fronte e a far alleanza con i nemici ideologici dei propri elettori. Legale sicuramente lo è, legittimo dal punto di vista del diritto positivo anche; sulla liceità morale e politica, nel senso proprio del termine, esprimiamo invece tutti i nostri forti dubbi, che sono gli stessi di tanti cittadini che si sentono presi in giro.
Da molto prima, ma con un’accelerazione in questi stessi 10-12 anni successivi all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona che ha segnato l’evoluzione in senso tecnocratico anche della UE, abbiamo assistito all’esplosione dell’antipolitica, riassunta nel cavallo di battaglia della propaganda del Movimento 5 Stelle “uno vale uno”, tendente a sminuire la funzione del politico al rango di mero esecutore, ruolo per il quale non serve alcuna competenza e, di conseguenza, alla portata di chiunque, anche senza preparazione. Come ovvio risultato di questa premessa, abbiamo visto figure improbabili assurgere a ruoli addirittura ministeriali, da un lato, e dall’altro è dilagata l’idea che ridurre il numero di figure così inutili e troppo pagate sia una conquista di civiltà necessaria.
Come in una sequenza di tappe di un piano ben definito, abbiamo poi visto riformare la Costituzione per ridurre il numero di parlamentari e al tempo stesso, nel corso dell’ancora perdurante emergenza sanitaria, abbiamo visto assumere “tecnici” ed “esperti” in numero e compenso economico uguale, se non maggiore, di quello che riguarderà il taglio dei parlamentari. Pertanto avremo la sostituzione degli eletti con dei cooptati, senza alcun risparmio economico, ma con l’avanzamento del processo di trasformazione in senso tecnocratico della democrazia.
Da ultimo, ma solo per brevità, il fatto che nella presente legislatura si continui a ricorrere a figure non elette per guidare l’Esecutivo: due volte l’avv. Conte, ora il dottor Draghi. Tutto secondo Costituzione, lo abbiamo già riconosciuto, ma sempre nella direzione del commissariamento, anziché della leadership politica con base elettorale. La giustificazione è sempre l’emergenza, condizione ormai perenne dello Stato unitario italiano, con la scusa che andare alle urne rappresenta sempre un pericolo: economico, sociale, sanitario, la scusa c’è sempre. Così come da sempre c’è la scusa per non fare una legge elettorale che garantisca stabilità e impedisca i giochi di Palazzo, perché da questa scaturirebbe una maggioranza sicura che renderebbe il Paese meno manovrabile dall’esterno, o da dietro le quinte.
Finendo la disamina, va notato che le regole per l’accesso alla competizione elettorale sono gravemente squilibrate in favore dei partiti esistenti, perché impongono obblighi quasi insormontabili a proposte partitiche di nuova formazione che garantirebbero il rinnovamento della politica attraverso la competizione libera; al contrario, la sclerotizzazione del sistema partitico garantisce il formarsi di gruppi di potere perpetuo e garantito dall’immobilismo del sistema, nonché la facilità del controllo di tutti da parte di chi non vuole alcun cambiamento.
Come movimento per l’autodeterminazione del popolo veneto abbiamo una vocazione profondamente democratica: il modello svizzero a democrazia semidiretta e a frequente connotazione referendaria ci caratterizza e ci colloca sul fronte diametralmente opposto di chi sta spingendo in modo scientifico verso la sostituzione della democrazia con la tecnocrazia, ovvero verso quel “governo dei migliori” di cui non per caso ha recentemente parlato l’on. Silvio Berlusconi. Va rammentato che nel pensiero politico classico greco per “migliori” si intendevano gli “aristòi”, da cui viene il termine “aristocrazia”; ma sempre dai classici sappiamo che l’aristocrazia degenera subito in oligarchia, se il criterio per definire i “migliori” è materiale e soggettivo (ovvero: schei e fedeltà personale), anziché morale e oggettivo (ovvero: onestà integerrima e preparazione). Oggi siamo nel pieno di una deriva oligarchica ancora in parte mascherata, ma riconoscibile per molti aspetti ormai scoperti.
Ben riconoscendo la nostra dimensione esigua in un Veneto completamente assorbito dal sistema partitico rigido oggi vigente, ma proprio perché non accusabili di cercare un tornaconto, vista la lontananza delle elezioni e la scomodità dell’argomento che disturba chi comanda, lanciamo un appello a tutta la società civile affinché si svegli dal torpore e prenda coscienza che la democrazia è gravemente sotto minaccia.
Chiediamo una riforma delle regole d’accesso alla competizione elettorale, nel senso di una riduzione del numero di firme da raccogliere per presentare una lista alle elezioni; chiediamo inoltre la contemporanea introduzione della possibilità di raccogliere queste firme, sempre in modo certificato, anche con mezzi tecnologici, oltre che con i banchetti ai mercati. Siamo nel terzo millennio!
Chiediamo che la legge elettorale per il nuovo Parlamento, ridotto nel numero degli eletti dalla recente riforma costituzionale, sia orientata a rafforzare la rappresentanza locale e che l’elezione su base territoriale del Senato torni a essere ben definita, come sempre fu prima dell’ultima disgraziatissima legge elettorale.
Chiediamo inoltre un rapido ritorno alle urne. Se non immediato, che sia almeno subito dopo aver approvato le riforme urgenti e le leggi elettorali di impronta democratica che qui abbiamo proposto.
Non vogliamo più commissari, tecnici, esperti, ma politici seri; né inciuci, voltagabbana e accordi sottobanco, ma leggi chiare e a tutela della volontà degli elettori.
Vogliamo che la politica torni ad essere una funzione nobile, svolta da persone preparate e moralmente stimabili, liberata dalle liste bloccate che conferiscono uno strapotere ai capi partito e ai loro gruppi economici e consorterie varie di riferimento.
Vogliamo che la sovranità appartenga al popolo e non a ristrette élites. Vogliamo la democrazia e non l’oligarchia tecnocratica e finanziaria.
Tutto questo lo proclamiamo anche se siamo di minima rilevanza elettorale, perché la verità non si misura con criteri quantitativi, ma con criteri qualitativi.
Invitiamo pertanto gli esponenti della politica, del mondo economico produttivo e della società civile a sottoscrivere e sostenere pubblicamente questo appello per la difesa della democrazia e della sovranità popolare.