La Catalogna va alle urne domenica 14 febbraio per eleggere i 135 deputati del Parlamento regionale, nel contesto sfavorevole della pandemia da Covid che fa temere un alto astensionismo.
Secondo i sondaggi ci sono tre forze politiche in una situazione di parità, PSC (Partito dei socialisti di Catalogna), ERC (Sinistra Repubblicana di Catalogna) e JUNTS (Uniti per la Catalogna), tutti dati poco sopra al 20%.
L’ago della bilancia in queste elezioni sono gli elettori indecisi che rappresentano circa un terzo degli elettor che sono in tutto circa 5,6 milioni, chiamati a scegliere i propri rappresentanti nelle quattro circoscrizioni elettorali di Barcellona, Girona, Tarragona e Lerida.
Dai risultati elettorali dipenderà il rapporto tra lo Stato centrale e la comunità autonoma: Junts – la lista di Puigdemont – ipotizza la dichiarazione unilaterale di indipendenza, mentre la sinistra repubblicana ERC preferisce la via del dialogo. Proprio dal comportamento di ERC, che sulla base del suo peso elettorale potrebbe anche governare in alleanza coi socialisti spagnoli senza gli altri indipendentisti, capiremo se nella Sinistra catalana è più forte l’ideale indipendentista o se invece prevale l’ideologia di partito. Va ricordato che il leader di ERC, Oriol Junqueras, è detenuto in carcere (pur essendo stato eletto al Parlamento UE) proprio perché convinto indipendentista e sostenitore del referendum del 2017. Se lo ricorderanno i suoi compagni di partito?
Il voto è fortemente segnato dall’emergenza sanitaria. Per timore dei contagi, la richiesta di voto per posta è aumentata del 300%, mentre il 25% degli scrutatori si è tirato indietro.
Per i risultati definitivi, tenendo conto della necessità di contabilizzare un voto postale record da distribuire però ai seggi di appartenenza dei singoli elettori, si dovrà attendere lunedì se non addirittura martedì qualora la situazione sanitaria rendesse lo scrutinio notturno sconsigliabile.
Inutile dire che tutti gli indipendentisti d’Europa seguiranno con trepidazione lo svolgimento delle elezioni perché la Catalogna rappresenta in questo momento il vertice del processo auspicato di superamento degli Stati Membri dell’UE verso la realizzazione dell’Europa dei Popoli. Un successo indipendentista sarebbe benzina nel serbatoio anche del movimento veneto, demoralizzato dai recenti insuccessi e dalla ripetizione dei soliti errori figli di mancanza di visione politica, ambizioni personali e vanagloria elettorale. Vedere i catalani proseguire nonostante i tanti ostacoli sarebbe quanto di bisogno per provare a rilanciare l’indipendentismo della nazione veneta, ora che la Lega ha gettato definitivamente la maschera come partito unionista italiano appoggiando il nascente Governo Draghi.