di DANIELA BALDORIA
I vincitori non sono quelli che ottengono il risultato ma quelli che non mollano mai. Se dopo un secolo e mezzo di soprusi siamo ancora qui a parlarne è perché l’anima non si è piegata.
Un paese, l’Italia, che non è mai stato in grado di assemblarsi più di un puzzle fatto di tanti piccoli pezzi buttati qua e là. Una finzione moderna di unità che il concetto non lo esprime se non nelle vuote parole della sua costituzione.
Unità è altro. E’ sentire di appartenere, è volare sopra a chi tenta di camuffare la tua identità e di coprirla con una coltre di cenere. Ma da queste stesse ceneri traiamo la forza e rinasciamo. Sempre. Come già tante volte abbiamo fatto in passato. Un passato lungo, che sa di eterno. Una storia che ha radici così antiche da far invidia. Un popolo che con i suoi successi ed i suoi nefasti errori, con le sue vittorie e le sue
cadute, ha sempre retto.
Ha retto alle invasioni barbariche. Ha retto alle mille cospirazioni di menti infime che si sono unite contro di esso. Ha retto alle varie leghe che hanno cercato di distruggerlo, cambiando poi sponda quando si rendevano conto che senza di esso nulla avrebbero potuto contro nemici più grandi. Prostrandosi davanti alla sua grandezza. Grandezza non solo territoriale ma d’animo. Più del potere contava per i nostri avi la serenità del popolo, il quale sempre è stato difeso dalle angherie dei potenti.
Come scriveva Macchiavelli da Verona: “I gentiluomini non amano Venezia, inclinano agli alleati; ma il popolo, la plebe, i contadini sono tutti marcheschi” cioè partigiani di San Marco (cit. “La Repubblica del leone” di Alvise Zorzi)
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Tutt’ora il popolo Veneto attira su di sé lo sprezzo di molti, è costretto ad auto-umiliarsi per essere accettato, e come alza la testa, viene subito lapidato dagli stessi che ne succhiano il nettare per sfamarsi. Ma quanto durerà questo nettare? Quanto a lungo saremo in grado di rialzarci ad ogni frustata? Quanta forza c’è in noi per non arrendersi e percorrere fino in fondo questa Via Crucis?
Perché forse il nostro sacrificio finale sarà quello che dimostrerà al mondo cosa significa LIBERTA’.
D’altronde siamo sempre stati odiati proprio perché paladini di questo valore, in un continente assetato di controllo. Gli eredi della Repubblica che han sempre messo libertà e giustizia sopra ogni cosa, rifugio di quanti nei secoli scorsi erano costretti a scappare dalle loro inique patrie che già odoravano di dittatura-nazional-massonica, questi eredi forse dovranno lanciare un ultimo grido per dare al mondo l’esempio e la speranza che una società umana e sana è ancora possibile , nonostante la follia che ci circonda, come è stata possibile per più di
mille anni.