di SERGIO BORSATO

In Veneto molti condividono il sogno di libertà legato per alcuni a una riforma in senso fortemente autonomista dello Stato italiano, per altri all’idea di dare vita a una nuova repubblica indipendente laddove per secoli ci fu la millenaria Serenissima. Molti si danno da fare e propongono ciascuno la propria soluzione, quello che considerano il percorso ideale da seguire per ottenere il risultato sperato.

Ma le strade da prendere non sono tutte uguali. Alcune ci sembrano strette e tortuose, mentre altre danno l’idea di essere larghe e piane. Si dice che le prime siano difficili da percorrere e che per farlo si richieda un duro lavoro. Anche se, per la verità, tutti i giorni, siamo bombardati da “consulenti” che affermano che la strada giusta sia quella più comoda, perché non serve programmare un itinerario: è quella piana e larga, che porta a Roma e non importa sapere se ci sono altri itinerari da scoprire, altre mete da raggiungere. E ci convincono che è l’unica strada, senza provare a percorrerne altre, perché è là – dicono – che c’è la “stanza dei bottoni” e che si può decidere.

Ma se osserviamo più da vicino, scopriamo che questa strada larga e piana non è altro che una strada chiusa, un percorso compulsivo che annichilisce e annienta la voglia di libertà quand’anche vi si arrivasse, a Roma, come è stato per non pochi che poi l’hanno smarrita fra le taverne di Trastevere e i corridoi del Palazzo. Roma ha la “Cloaca Maxima” da millenni e per metafora vi può essere identificata: essa digerisce tutto e lo fa finire nella grande fogna, perpetuando lo stato attuale.

Penso che il nostro obiettivo debba essere quello di descrivere e indicare una nuova via, finora poco battuta o battuta male, che valorizzi lo sviluppo delle idee di appartenenza e instilli nel popolo veneto l’orgoglio che permetta di andare lontano e di uscire dal solito percorso. Una strada diversa, moderna, percorribile con mezzi a portata di tutti e grazie al quale renda il Veneto accessibile al mondo.

Se l’antico adagio dice che tutte le strade portano a Roma, per noi veneti assetati di libertà e desiderosi di dare ai figli un futuro migliore del presente le cose vanno viste in un’ottica diversa, con la riscoperta delle nostre radici, delle nostre strade, della nostra capitale.

Oggi le strade, tutte, portano a Venezia.