Si può dire che la data dell’8 Gennaio 2021 segna un punto fermo sul rapporto tra indipendentismo veneto e Stato italiano, per il motivo che andremo a chiarire subito dopo aver riportato la notizia che compare in tutti i giornali locali: la Corte d’Appello di Venezia ha assolto tutti i 48 imputati di azione sovversiva ai danni dello Stato, in relazione ai ben noti fatti del cosiddetto “Tanko 2”. Le motivazioni verranno esposte entro 60 giorni, ma la vicenda sembra definitivamente chiusa e si può parlare di un successo da ascrivere non solo agli avvocati difensori, tra i quali Renzo Fogliata, Alessio Morosin e Luca Azzano Cantarutti che sono anche noti esponenti del pacifico movimento per l’autodeterminazione del popolo veneto, non solo alle famiglie degli imputati che finalmente potranno guardare al futuro senza la spada di Damoocle della persecuzione giudiziaria da parte di uno Stato repressivo, ma anche di tutti gli attivisti per l’indipendenza della Repubblica Veneta dall’Italia.

Questa era la notizia, ora parliamo brevemente dell’importante risvolto politico.

Con questa sentenza molto importante, sommata alle altre dello stesso segno, il perimetro all’interno del quale viene riconosciuto lo spazio d’azione nella legalità agli indipendentisti è decisamente più ampio, si è allargato in misura notevole. Da oggi sarà molto più limitato il raggio d’azione e d’intimidazione da parte dei Magistrati mediterranei, o di eventuali magistrati veneti italianizzati, nei confronti di chi combatte la battaglia per la liberazione dei territori veneti dal dominio italiano con mezzi democratici e pacifici, ivi comprese azioni di resistenza passiva e di ostruzione non violenta. Da oggi si potrà scrivere e parlare in pubblico con maggiore serenità, si potrà agire ed attuare manifestazioni di varia natura e portata con la dignità del riconoscimento al diritto di espressione, limitato solo dal rispetto altrui, dall’ordine pubblico e dal senso di civiltà. Non più un processo alle idee, ma solo agli eventuali atti eversivi che dovranno, per forza di cose, superare per entità quanto veniva contestato agli imputati di questo processo.

Un successo dunque condiviso, da condividere, un punto d’arrivo che segna anche un importante punto di partenza per quel movimento indipendentista finora troppo disgregato che, anche grazie alla corretta comprensione ed elaborazione di un successo come questo, può trovare un sentimento di coesione che lo aiuti a diventare una comunità unita nella lotta per l’ideale comune.