Lo Stato dei Veneti

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Questo libro è stato scritto perché un popolo deve avere una missione da compiere, un obiettivo da raggiungere, qualcosa di grande da fare per il quale essere fieri e orgogliosi di appartenervi. Il popolo veneto all’interno dell’Italia è umiliato e privato di ogni tensione positiva verso il futuro e il calo delle nascite è il chiaro segnale di questa perdita di fiducia in se stessi e nella vita. Bisogna trovare di nuovo qualcosa che ci coinvolga tutti, che ci possa impegnare con tutte le nostre migliori energie, che dia un senso alla nostra esistenza e che ci consenta di avere una speranza per i nostri figli. Qualcosa che ci dia l’orgoglio di vivere e perciò il desiderio di trasmettere la vita stessa. La Storia è in evoluzione, gli Stati e i confini sono sempre cambiati e sempre cambieranno. Per ricostruire uno Stato indipendente e moderno sul territorio dove fu quello antico, bisogna prima ricostruire un immaginario collettivo, un’identità di sentimenti e di vedute, un patrimonio culturale condiviso che c’è, ma è disordinatamente disperso nella confusione e nell’indistinzione portata dal dominio italiano prima e americano poi.

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Descrizione

I nemici di coloro che si vogliono emancipare dalla schiavitù sono di tre tipi: innanzitutto i pregiudizi e il senso d’inferiorità inculcato fin dalla nascita; secondariamente, come è ovvio, i padroni schiavisti che beneficiano del loro sfruttamento e non vogliono perdere i notevoli vantaggi economici derivati da quella condizione; infine, i peggiori nemici in assoluto sono gli altri schiavi ormai abituati alla condizione di sottomissione, come se si trattasse di un destino ineluttabile. Tra questi ultimi, i più feroci nemici dell’emancipazione e della libertà sono gli schiavi vecchi che hanno un ruolo privilegiato presso i padroni.”
“Cominciai così a ragionare sullo stato dei Veneti, intendendo la condizione di umiliante sfruttamento che questo popolo, dimentico delle sue nobili origini e della sua gloriosa tradizione storica, si trova a subire sotto il dominio delle altre popolazioni d’Italia, quelle stesse popolazioni da cui si era vittoriosamente difeso e distinto per tutti i secoli della sua indipendenza. Fu un’illuminazione perché soprattutto presso i vecchi, che hanno goduto del trentennio di benessere diffuso di fine millennio, si trovano oggi i più accaniti nemici dell’anelito di libertà che è tornato a divampare nei cuori delle giovani generazioni dopo aver arso flebilmente, quasi soffocato, sotto la cenere delle tragedie del XX° secolo. Pensando a come argomentare le ragioni dell’indipendenza contro questi soloni che passano per intellettuali e contro i lacchè del potere, scribacchini e pennivendoli che per uno stipendio sono pronti a denigrare i propri fratelli anziché sposarne la causa, cominciai a ideare lo Stato dei Veneti, stavolta inteso come l’ordinamento giuridico libero e sovrano, insistente sul territorio storicamente abitato dal popolo veneto.”
“Sul territorio italiano può sussistere una Repubblica di S. Marino indipendente e, per lo stesso motivo, può tornare a esistere (se lo vogliamo), sullo stesso territorio di prima, la plurisecolare Repubblica di San Marco, adattata al presente e in forma nuova…”
“Quando la maggioranza dei Veneti avrà capito che l’indipendenza è migliore della sottomissione all’Italia, la Repubblica Serenissima risorgerà dalle sue ceneri come l’araba fenice. Sono persuaso che non manchi ancora molto a quel giorno, mentre scrivo queste pagine all’inizio dell’anno del Signore 2014. Necessita solo una presa di coscienza che metta termine al senso di dipendenza psicologica tipico del sottomesso, quella sorta di masochistica Sindrome di Stoccolma che fa amare l’aguzzino e impedisce di emanciparsene. Serve una intima rottura che permetta di vedere quello che ancora molti rifiutano pregiudizialmente di riconoscere: per il popolo veneto è male rimanere soggetto alla sovranità italiana.

 

DAVIDE LOVAT è Dottore in Scienze Politiche con indirizzo storico, laureato a Padova con tesi d’eccellenza in Filosofia del Diritto, insegnante, ha già pubblicato “L’Italia era un bel progetto” (2006) “Tu sarai leghista! Leghista sarai tu!” (2010). Si definisce ironicamente “Medico del corpo sociale” rilevando la mancanza di formazione specifica di gran parte della classe politica che si dedica a “curare il corpo comune” senza avere le nozioni per procurarne il bene. Dice di sè: “In Occidente nel XXI secolo stanno venendo sospese le libertà democratiche e gli Stati vengono trasformati in dominazioni di gruppi organizzati sovrannazionali che usano i partiti per tenere a bada il popolo sovrano, illudendolo di avere un potere. Essendo io cristiano cattolico, tomista, federalista e profondamente democratico, in questa situazione mi posso definire solo come DISSIDENTE POLITICO e il mio impegno andrà sempre più marcatamente contro il sistema del Grande Fratello della Finanza che sta progressivamente sottomettendo il mondo intero.”

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