L’importanza del cristianesimo nella Storia dei Veneti è fondamentale al punto da definirne l’essenza e perfino in epoca di secolarizzazione galoppante gli indici statistici specifici rilevano una maggiore pratica e adesione alla fede cristiana nei territori della Repubblica Veneta rispetto a quelli del resto dello Stato italiano.

Un aspetto interessante è dato dalla presenza di diverse comunità che sono fedeli alla messa tradizionale in lingua sacra, il Latino, celebrata con il rito tridentino (quello definito dal Concilio di Trento nel 1563 e che perfezionava, conservandolo, il rito antichissimo precedente), cioè la stessa messa che veniva celebrata nei secoli dell’unificazione della nazione veneta nello “Stato da Tera” della Repubblica Serenissima e che perdurò fino agli anni Sessanta del secolo XX, cioè mezzo secolo fa, per poi venire quasi ovunque sostituita dalla nuova celebrazione post conciliare in lingua vernacolare.

Nel 2008 il papa Benedetto XVI emanò il Motu Proprio “Summorum Pontificum” nel quale autorizzava esplicitamente la messa tradizionale che, va detto, mai era stata soppressa eppure veniva sostanzialmente proibita da molti vescovi.
Nacque dunque la Fraternità Sacerdotale San Pietro per dare attuazione a questo Motu Proprio e oggi essa celebra regolarmente la messa tradizionale in quasi tutte le diocesi della “Regione Ecclesiastica Triveneto”, in perfetta comunione con la Chiesa.
Ma la questione della messa tradizionale riguarda anche la Fraternità Sacerdotale San Pio X, ispirata al nome del grande papa santo trevisano di Riese, tra l’altro ex Patriarca di Venezia e autore del “Catechismo di San Pio X” che tuttora ispira la pedagogia e la pastorale dei cattolici apostolici che hanno approfondito la conoscenza della loro fede.

La Fraternità Sacerdotale San Pio X è stata in posizione scismatica con la Chiesa per diversi decenni, dopo il Concilio Vaticano II, e solo di recente essa è tornata in “comunione imperfetta” all’interno della Chiesa; “imperfetta” perché sono state appianate le divergenze liturgiche e pastorali più gravi, concedendo alla FSSPX di continuare la celebrazione secondo il rito tridentino e riconoscendo la piena validità di tutti i sacramenti amministrati, mentre rimangono aperte le questioni su alcuni documenti del Concilio Vaticano II che sono controversi e non vengono riconosciuti dalla FSSPX come coerenti con il Magistero bimillenario della Chiesa.
Per i fedeli è importante sapere che entrambe le Fraternità Sacerdotali celebrano la stessa messa, con lo stesso rito e la stessa validità riconosciuta dalla Chiesa. Per i Veneti sarà magari interessante sapere che la FSSPX è organizzata sul territorio veneto nel “Priorato di San Marco”, con sede a Lanzago di Silea (TV), dove celebra regolarmente tutte le messe e le funzioni religiose; essa celebra con regolarità anche a Verona, mentre per ora celebra con cadenza alternata e frequenza crescente anche a Costozza di Longare (VI).
La bellezza del rito tradizionale in lingua sacra è per un cattolico veneto raddoppiata dalla consapevolezza che quella messa veniva ascoltata e partecipata dai nonni e dagli avi quando erano indipendenti, con i quali si vive così concretamente la “comunione dei Santi” generazione su generazione, ricevendo esattamente la medesima eredità che si può trasmettere inalterata, perché “la Tradizione non è adorazione delle ceneri, ma ravvivamento del fuoco”. Ogni cattolico apostolico è invitato a fare l’esperienza edificante dell’incontro col Sacro che nella messa tradizionale è quasi tangibile a livello sensoriale.