In una fredda mattina di fine inverno, il 14 marzo del 1489, la Regina di Cipro giungeva a Venezia per consegnare il suo regno alla Repubblica Serenissima che ne avrebbe fatto un fondamentale avamposto del suo “Stato da Mar” – uno dei 3 componenti della Repubblica, assieme al “Dogado” e allo “Stato da Tera” – fino all’assedio di Famagosta da parte dei Turchi, culminato con l’eccidio dei governanti veneziani e con il martirio di Marcantonio Bragadin dell’agosto 1571, in seguito al quale Cipro divenne ottomana per alcuni secoli.

La Regina di Cipro era Caterina Corner, veneziana di nobile famiglia, andata in sposa a Giacomo II della casata dei Lusignano, Re di Cipro ed Armenia nel 1468. Un matrimonio combinato e per procura, figlio di interessi diplomatici reciproci, che servì a rinforzare il sovrano contro le pretese della sorellastra Carlotta e che estendeva l’influenza della Serenissima alla grande isola del quadrante orientale del Mediterraneo, dove aveva già ingenti interessi.

Il matrimonio si rivelò felice, nonostante le manovre diplomatiche ne avessero ritardato la celebrazione e lo avessero messo a rischio; Caterina fu incoronata regina a Nicosia, dopo essersi sposata nella cattedrale di San Nicola a Famagosta e, molto presto, arrivò la prima gravidanza. Tuttavia la sorte, forse per caso o forse guidata – non lo si è mai saputo -, pose presto fine all’idillio: il re morì prima della nascita dell’erede in seguito a un incidente di caccia e il bambino, a sua volta, non sopravvisse a lungo.

Le mire su Cipro, regno rimasto senza eredi legittimi, erano tante e le pressioni per far abdicare Caterina furono violente, con episodi sanguinosi che indussero la Serenissima a prendere in mano la situazione e a estendere una sorta di protettorato di fatto sul governo della sua “figlia illustre”. Caterina regnò fino alla fine di febbraio 1489 quando, dopo aver resistito alle insistenze veneziane per quanto aveva potuto, fu indotta a consegnare il regno ereditato dal suo defunto consorte nelle mani del Doge. La cerimonia ebbe luogo, in pompa magna, con l’accoglienza da parte del Doge che andò ad accogliere Caterina con tutto il seguito di dignitari sul Bucintoro, la sontuosa nave da parata della Repubblica.

Caterina ricevette una lauta pensione come risarcimento e le fu destinata una lussuosa dimora ad Asolo, dove alla sua corte – ella conservava infatti i titoli ormai simbolici, ma validi, di Regina di Gerusalemme e d’Armenia, ed era di famiglia nobile – si riunì quella cerchia di artisti ed intellettuali da cui scaturì l’impulso per lo straordinario “Cinquecento veneto” che ebbe impatto notevole sulla cultura dell’area italiana e, a ben guardare con gli occhi ammirati di oggi, del mondo intero per il lascito di capolavori tutt’ora godibili.

La Storia di Caterina Corner è talmente romanzesca che se riguardasse una figura romana o toscana sarebbe stata il soggetto di fiction TV ad ambientazioni storiche al pari di quelle di figure assai meno importanti di lei. Invece, a parte pochi lavori teatrali del passato e una bibliografia relativamente scarna, limitata essenzialmente all’aspetto politico e a più rari riferimenti al periodo asolano, di lei finora si è parlato poco. La speranza è che il lavoro di riapproprazione della nostra Storia induca i giovani veneti che vi aderiranno, per conoscere le loro autentiche radici, a dare sviluppo non solo all’approfondimento della conoscenza di Caterina, ma anche alla creatività attorno a una figura femminile straordinaria e meritevole di venire valorizzata e conosciuta da tutti.

(Nell’immagine, il ritratto postumo di Caterina conservato agli Uffizi di Firenze, eseguito da Tiziano Vecellio, uno dei protagonisti del Cinquecento Veneto)