“Noi siamo liberi e possiamo doppiamente gloriarci di esserlo, poiché lo siamo senza aver versato goccia né del nostro sangue, né di quello dei nostri fratelli; io dico i nostri fratelli, perché tutti gli uomini per me lo sono. Ma non basta aver abbattuto l’antico governo; bisogna altresì sostituirne uno nuovo, e il più adatto ci sembra quello della repubblica che rammenti le glorie passate, migliorato dalle libertà presenti. Con ciò non intendiamo separarci dai nostri fratelli italiani, anzi, al contrario, noi formeremo uno dei centri che serviranno alla fusione graduale, successiva, della nostra cara Italia in un solo tutto. Viva la Repubblica! Viva la libertà! Viva San Marco!

Questo discorso fu pronunciato da Daniele Manin il 22 Marzo 1848, quando fu proclamata la Repubblica di San Marco, ovvero la Seconda Repubblica Veneta dopo quella durata per 11 secoli ed estinta il 12 maggio 1797.

La durata breve, eroica e tragica al tempo stesso, si compierà il 22 agosto del 1849 con i versi di Arnaldo Fusinato che, celebrandone la caduta per fame e non per sconfitta militare, lasciò quel verso che ancora risuona nell’anima di ogni veneto: “Sul ponte sventola bandiera bianca”.

Dalle parole di Daniele Manin si può trarre tuttavia un insegnamento che dalla Seconda Repubblica può proiettarci verso la ideale deposizione della bandiera bianca dal ponte, per innalzarvi lo stendardo della Terza Repubblica Veneta “che rammenti le glorie passate, migliorata dalle libertà presenti”. La prospettiva non sarà più una “Confederazione Italiana” come vagheggiava il Manin, poiché al suo posto abbiamo sperimentato la funesta unità d’Italia che ci ha devastati, soprattutto spiritualmente.

La prospettiva dovrà essere l’Europa dei Popoli, non certo l’Unione Europea tecnocratica che paventano a Bruxelles, in un futuro di democrazie integrate e interconnesse, di dimensione territoriale corrispondente alle concrete “heimat”, ovvero le “patrie del cuore, piccole patrie” nelle quali ci si riconosce fratelli spontaneamente e non per indottrinamento.

Nel frattempo è bene far memoria degli eventi che riguardano la nostra Storia di popolo indipendente, ora che da troppo tempo subiamo la sovranità altrui. Dalla memoria si trae il nutrimento per imparare dal passato, tanto dai fasti quanto dagli errori, per orientare il presente verso un futuro di libertà. E così anche noi potremo ben dire: “Viva la Repubblica! Viva la libertà! Viva San Marco!”