Secondo le fonti storiche cristiane, san Marco evangelista finì i suoi giorni con il martirio ad Alessandria d’Egitto dove aveva fondato la chiesa che sarebbe stata protagonista e fondamentale centro di irradiazione del Vangelo nei primi secoli del cristianesimo.

La sua sepoltura fu luogo di venerazione delle prime generazioni di cristiani e rimase ben protetta fino al VII secolo, quando la nuova religione inventata da Maometto – l’Islam – spinse alla conquista di Terrasanta e Nord Africa i suoi fedeli nel nome di Jihad (ovvero “impegno” sulla via del Corano), facendo cadere Alessandria sotto il dominio del califfato e mettendo in pericolo le reliquie cristiane.

Nello stesso periodo, l’antica Venetia era finita spartita fra i Longobardi che comandavano l’entroterra e il neonato Dogado veneziano che sotto la giurisdizione dell’Impero Romano d’Oriente comandava sul litorale adriatico. Anche il Patriarcato di Aquileia, la prima chiesa fondata dallo stesso san Marco ancor prima di recarsi ad Alessandria, si era diviso nel contesto dello “Scisma dei Tre Capitoli” e le due sedi che rivendicavano il prestigioso titolo di “chiesa patriarcale” (ovvero di fondazione apostolica) erano Aquileia e Grado, una sotto influenza dei Franchi subentrati dalla fine dell’VIII secolo ai Longobardi, l’altra sotto la sfera bizantino-veneziana.

Nel contesto di questo conflitto, fondamentale per dare prestigio e legittimità davanti ai sudditi cristiani, i veneziani concepirono un’impresa destinata a segnare la Storia: fu affidato a Bon di Malamocco, coadiuvato dall’amico Andrea “Rustico” da Torcello, il compito di trafugare le spoglie dell’evangelista ad Alessandria e portarle a Venezia. L’episodio è noto e trova raffigurazione anche nei mosaici che decorano la facciata della Basilica di San Marco, costruita sul luogo dove le spoglie del santo vennero sepolte e dove tuttora riposano, nella cripta sottostante l’altare: i mercanti veneziani, a capo di una spedizione che la tradizione ci dice essere stata composta da 13 uomini, tra cui un medico ebreo, riuscirono a corrompere i guardiani del sepolcro del santo e a nascondere le reliquie sotto carne di maiale che per i musulmani è impuro e da non toccare, riuscendo così ad eludere i controlli portuali; risalirono poi lungo le coste con una navigazione perigliosa e giunsero a Venezia, ancora allo stato embrionale rispetto alla magnificenza successiva, il 31 gennaio del 828 per consegnare il sacro bottino al Doge Giustiniano Partecipazio.

L’importanza conferita dalla detenzione di cotanta reliquia conferì al patriarcato di Grado e al Dogado un tale prestigio che ne determinò l’affrancamento definitivo da Aquileia, sul piano religioso, che dalle mire del neonato Sacro Romano Impero, sul piano politico; nonché da Costantinopoli che rimaneva formalmente sovrana su Venezia, ma ormai non riusciva più a esercitare il pieno potere su una realtà in fortissima crescita di prestigio, geograficamente lontana ed economicamente autonoma.

La data del 31 gennaio è dunque una ricorrenza fondamentale per il popolo veneto, perché segna la sua dedizione al santo patrono san Marco evangelista e dà l’avvio al processo che porterà, nell’XI secolo, alla piena indipendenza di Venezia dall’Impero Romano d’Oriente. Ma questa è un’altra vicenda che verrà trattata a parte.