Aquileia fu una delle città più grandi e ricche dell’Impero Romano nel Mediterraneo, sede di un Patriarcato, durato fino al 1751, e centro propulsore del Cristianesimo in tutta l’Europa centrale durante il Medioevo.
Fondata dai Romani nel 181 a.C. come avamposto militare contro i barbari, con lo status di “colonia di diritto latino”, Aquileia divenne in seguito un importante centro commerciale fluviale e fin da tarda età repubblicana, nonché durante quasi tutta l’epoca imperiale, Aquileia costituì uno dei grandi centri nevralgici dell’Impero Romano. Fu un prospero emporio, avvantaggiata dal lungo sistema portuale e dalla raggiera di importanti strade che se ne dipartivano sia verso il Nord, oltre le Alpi e fino al Baltico (“via dell’ambra”), sia in senso latitudinale, dalle Gallie all’Oriente.
Divenne centro politico-amministrativo e fu capoluogo della X Regio augustea Venetia et Histria dal 7 d.C. al 452 d.C. quando fu in parte distrutta durante i saccheggiamenti degli Unni di Attila, episodio che causò il suo declino politico, ma non intaccò il sopraggiunto prestigio religioso in seno alla crescente Chiesa Cattolica Apostolica. Aquileia esercitò una funzione morale e culturale in seno al cristianesimo che, secondo la tradizione, fu predicato nella zona dall’apostolo san Marco. Nei primi secoli la città vide poi la testimonianza di diversi martiri, i primi dei quali furono il primo vescovo san Ermagora e Fortunato (circa 70 d.C.); nativo di Aquileia sarebbe anche papa Pio I (papa dal 140 al 154). Altri martiri della chiesa aquileiese furono, nel III secolo, Ilario e Taziano (m. 284); agli inizi del IV secolo furono martirizzati Crisogono, Proto e i fratelli Canzio, Canziano e Canzianilla, il culto dei quali trovò ampia diffusione in tutti i territori della Diocesi di Aquileia, dal Veneto all’Istria, dalla Carinzia alla Slovenia. Il sangue di questi martiri fu il seme della cristianizzazione dell’intera Venetia, confermando l’adagio di Tertulliano secondo il quale “Sanguis martyrum, semen christianorum”. Nel 313 l’imperatore Costantino pose fine alle persecuzioni. Col vescovo Teodoro (m. 319 circa) sorse un grande centro per il culto composto da tre aule splendidamente mosaicate, ciascuna delle quali conteneva oltre 2.000 fedeli.
I vescovi di Aquileia crebbero di importanza nei secoli seguenti, dando un vigoroso contributo allo sviluppo del cristianesimo occidentale, sia sotto il profilo dottrinario (celebre e decisivo per la lotta contro l’arianesimo il concilio del 381, che interessò tutte le chiese d’Occidente) sia per l’autorità esercitata (fu metropoli per una ventina di diocesi in Italia e una decina oltre le Alpi). Anche dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il Patriarcato di Aquileia fu per tutto il Medioevo un punto di riferimento religioso e, fino all’annessione alla Repubblica Serenissima del 1420, anche un importante centro politico in seno al Sacro Romano Impero. Dopo la Guerra di Cambrai, a inizio XVI secolo, con la Pace di Worms essa tornò terreno imperiale fino alla soppressione del Patriarcato, avvenuta nel 1751, e oltre. Dal 1815 al 1866 fu inserita nel Regno Veneto sotto la corona asburgica; dal 1866 il Veneto passò sotto la dominazione del neocostituito Regno d’Italia e, dal 1948, con la nascita di una nuova repubblica al posto del defunto regno italico, la Venetia orientale ha preso la denominazione – data dagli italiani – di “Regione Friuli Venezia Giulia”, in cui è inserita anche Aquileia con il suo meraviglioso patrimonio archeologico e museale.
Aquileia