Una data da scolpire nella memoria sia per i Veneti che per gli italiani è il 9 aprile 1454, quando fu stipulata nel Palazzo Broletto di Lodi, residenza di Francesco Sforza, la convenzione passata alla Storia come “Pace di Lodi” che pose fine a un periodo di instabilità iniziato fin dalla morte di Gian Galeazzo Visconti nel 1402, ma forse ancor prima, con la fine degli Scaligeri, ai quali il Visconti era subentrato nei territori veneti, allarmando la Repubblica Serenissima che alla sua morte decise di unificare l’entroterra sotto il suo dominio.

Nei primi 50 anni del XV secolo furono continui gli scontri tra Repubblica di Venezia e Ducato di Milano, si consumarono le vicende del Conte di Carmagnola e la prodigiosa operazione militare per la conquista del lago di Garda ricordata col nome dell’operazione “Galeas per montes”, nella quale la Serenissima portò navi da guerra attraverso le montagne nel lago di Garda, dove assediò e infine conquistò Torbole e, di lì a poco, anche tutti i territori della riva occidentale del “mare interno veneto”, ovvero il Benaco (nome proprio del lago di Garda).

Gli eventi presero una piega particolare nel 1447 con la morte di Filippo Maria Visconti al quale succedette Francesco Sforza, dapprima come “protettore” della neonata effimera “Aurea Repubblica Ambrosiana” e poi, dal 1450, come duca di Milano, titolo che però molti non riconoscevano come legittimo.

Nel 1453 cadde Costantinopoli e cessò di esistere l’Impero Romano, sopravvissuto fino ad allora nella parte orientale, e la minaccia dell’invasione turca consigliò alla Repubblica Serenissima di chiudere la partita dell’espansione territoriale interna per dedicarsi alla difesa dello “Stato da Mar” che la occuperà per i secoli successivi. Così nel 1454, il 9 di aprile appunto, si arrivò alla definizione dei confini tra Ducato di Milano e Repubblica di Venezia: il fiume Adda divenne la linea di demarcazione, linea che a Nord culminava nel Passo che prese il nome di San Marco che tuttora conserva, perciò tutto il bresciano e gran parte del bergamasco furono riconosciuti come territori repubblicani, mentre in contropartita veniva riconosciuta la legittimità della signoria su Milano e i suoi territori a Francesco Sforza, del quale fu accettato il titolo di duca.

La pace fu ratificata anche dagli altri enti territoriali sovrani d’Italia, ovvero: Repubblica Fiorentina, Marchesato di Mantova, Regno di Napoli, Repubblica di Genova, Ducato di Savoia e Marchesato del Monferrato.

Su questa ridefinizione territoriale iniziò la politica dell’equilibrio della casata dei Medici di Firenze, in particolar modo di Lorenzo detto il Magnifico, e la calma durò fino alla morte di questi nel 1492. Da quel momento l’Italia non ebbe più pace e le dominazioni straniere si susseguirono incessantemente, mentre invece la Repubblica Veneta rimase sempre indipendente e poté continuare a beneficiare della stabilità dei confini garantita dal rispetto delle definizioni della Pace di Lodi fino alla fine della sua esistenza che, come è noto, cessò il 12 maggio del 1797 per colpa dei francesi rivoluzionari guidati dal noto generale corso che sconquassò l’Europa per un ventennio.