Dopo un periodo di ristrutturazione e di messa in sicurezza, in questo mese di Febbraio 2021 finalmente abbiamo la bella notizia del ripristino di uno dei manufatti più simbolici dei territori veneti: il Ponte di Bassano, conosciuto anche come Ponte Vecchio o Ponte degli Alpini.

Lasciamo le polemiche al dibattito politico-amministrativo locale e cogliamo invece l’occasione per festeggiare la restituzione di questo patrimonio comune all’ammirazione e alla fruizione di tutti, ripercorrendone la travagliata storia fatta di continue rinascite.

Un primo ponte documentato sorse ancora nel 1209, quando Bassano era sotto l’influenza padovana, ed era una struttura di legno su piloni, già coperta da un tetto, che rappresentava il passaggio obbligato sulla via da e per Vicenza. Nel secolo successivo la città fu coinvolta nella lunga guerra fra Cangrande della Scala e Padova; quando gli Scaligeri occuparono Marostica e presero anche Angarano, borgo collocato sulla sponda destra del fiume Brenta e oggi parte della città bassanese, furono erette due torri a difesa del ponte dalle quali, in seguito, maturò il processo di urbanizzazione nei pressi della struttura che contribuì a rendere così caratteristica questa parte di città. Quando Bassano si dedicò alla Repubblica Serenissima, nel 1404, la città sulla riva sinistra si era ormai sviluppata fino alla zona del ponte.

Nel 1511 il ponte fu dato alle fiamme, nel contesto della Guerra di Cambrai, nientemeno che dal generale La Palice – quello poi reso noto, anche se immotivatamente, da un poemetto che generò il neologismo “lapalissiano” per definire qualcosa di talmente ovvio da rasentare la banalità – il quale stava sfuggendo dalle truppe dell’Imperatore Massimiliano d’Austria e volle tagliare la via di comunicazione per guadagnare tempo.

Ricostruito con la pace, pochi decenni dopo (nel 1567) il ponte fu travolto da una classica “brentana”, ovvero una delle proverbiali e poderose piene del fiume della Valsugana, e fu necessaria una nuova ricostruzione. Era il periodo della grande “archistar” Andrea Palladio che fu interpellato per la progettazione; dopo un primo progetto che prevedeva un ponte in pietra a tre arcate, bocciato dal Comune perché troppo diverso da quello tradizionale.

Il Palladio reinterpretò il modello originale con alcune innovazioni personali e diede origine alla versione che conosciamo noi oggi: il ponte è a 5 campate lunghe circa 13 metri formate da grandi travi in legno con rompitratta obliqui che sono appoggiate sui quattro piloni intermedi e sulle due spalle laterali. I 4 piloni in legno hanno una forma idrodinamica rispetto alla corrente del fiume e sono formati da 8 pali spessi circa mezzo metro infissi nel terreno sul letto del fiume e da una serie di pali ad altezza decrescente che conferiscono un profilo obliquo ai piloni intermedi.

Tuttavia il ponte crollò di nuovo, dopo quasi due secoli, in seguito a un’altra violenta brentana, nell’agosto del 1748. L’incarico della ricostruzione fu affidato all’ingegnere Bartolomeo Ferracina, noto soprattutto per gli orologi nelle torri campanarie tra cui quello famosissimo di Piazza San Marco a Venezia, il quale seguì fedelmente il progetto palladiano. Lo stesso fece Angelo Casarotti nel 1821, quando il ponte fu ricostruito dopo ben 8 anni dall’incendio del 1813, nel contesto delle guerre napoleoniche.

L’ultimo crollo è dovuto a un sabotaggio dinamitardo compiuto dai partigiani alla fine della seconda guerra mondiale, nel febbraio del 1945, causando la morte di due civili e la rappresaglia nazista che costò la fucilazione di tre detenuti. La ricostruzione nel dopoguerra fu poi completata con l’inaugurazione del 3 ottobre 1948, sempre uguale al ponte originale del Palladio.

I recenti lavori, dovuti al deterioramento delle strutture in legno, avevano preso il via nel 2015 ed ebbero una serie di sospensioni che hanno creato forti contrasti nella politica cittadina. Ora che tutto sembra passato, i cavalli tornano ad essere pulci e davanti a così tanta storia possiamo ben dire che è giunto il momento di godere di nuovo di tanta bellezza, nella speranza che l’emergenza sanitaria in corso molli la presa e consenta a chi vuole una passeggiata d’estate sul Ponte di Bassano, con la brezza rinfrescante portata dal fiume.