Legambiente ha diramato alla fine di Gennaio un nuovo report sulle rilevazioni dell’inquinamento atmosferico nei capoluoghi di provincia della Repubblica Italiana e l’occhio cade su un dato preoccupante per i territori della Repubblica Veneta, attualmente sotto la giurisdizione italiana: ben 5 delle peggiori 10 città sono concentrate nella parte occidentale della nostra terra, cioè in quella classificata dagli italiani come “Regione Veneto”, e addirittura 4 di queste seguono Torino, la più inquinata, nella triste lista delle prime 5; esse sono Venezia, Padova, Rovigo e Treviso nell’ordine, con Vicenza al decimo posto.

L’alta antropizzazione e la massiccia industrializzazione, col suo traffico intenso e pesante, sono elementi che comportano inquinamento, ma non è per questo detto che non si possa migliorare sensibilmente la situazione. Tuttavia serve una rivoluzione culturale nel rapporto con l’ambiente che, apparentemente, è molto lontana dall’avere un inizio. Infatti, se guardiamo alle proposte delle forze politiche non si trova che qualche riferimento generico alla tutela ambientale, a meno di non scadere nel ritrito e stantìo borborigma ecologista di Sinistra, ormai smascherato come palestra per giovani aspiranti alla carriera politica nell’area progressista, assieme ai cosiddetti “diritti civili” – cosiddetti, perchè sono considerati tali solo quelli contrari all’etica cristiana – e a sottoculture politiche come l’animalismo e cose simili.

Ma una sana coscienza ambientale, senza “-ismi” a strumentalizzarla, è connaturata con l’essere umano consapevole del suo ruolo transitorio nella Storia che, da questa consapevolezza, sa di essere erede di un mondo che dovrà lavorare per lasciarlo migliorato o almeno uguale in eredità a chi verrà dopo. Questo non può essere di Destra o di Sinistra, questo è scritto perfino nel capitolo della creazione all’inizio della Bibbia quando all’uomo viene affidata la cura del Paradiso Terrestre e poi, una volta caduto, viene comunque chiamato a lavorare la terra per trarne sostentamento. Chi mai potrebbe devastare la fonte del proprio sostentamento?

Purtroppo i veneti, vien da dire. La perdita dell’identità propria, cancellata dal dominio italiano che ha imposto con la scuola uno sradicamento totale, ne è la prima causa. A questo si è unito il processo di secolarizzazione di tutto l’Occidente che ha tolto i riferimenti tradizionali, accelerato dall’industrializzazione e, nel mondo cattolico, dal trionfo degli USA nel secondo conflitto mondiale e il conseguente dilagare del modello protestante consumista. Tutto ciò ha portato all’abbandono della simbiosi con l’ambiente, tipica del mondo rurale, e ha condotto in pochi decenni all’iper sfruttamento del suolo, delle acque, delle risorse del territorio, a un’urbanizzazione selvaggia e spesso speculativa, dalla quale si è salvata solo la zona delle montagne con alcune aree di campagna.

Non è solo l’aria, infatti, il problema. L’inquinamento acquifero da PFAS nell’ovest vicentino, la qualità dell’aria nella stessa zona per certi settori industriali, la costruzione di capannoni inutili per beneficiare delle agevolazioni fiscali di leggi di fine secolo scorso che hanno prodotto Zone Industriali semivuote, un’edilizia legata all’immediato ricircolo di denaro anziché al reale fabbisogno demografico, la costruzione di opere anacronistiche solo perché progettate da tempo, per non parlare dei problemi cronici legati al Petrolchimico di Marghera o alla zona nord della sponda veronese del Lago di Garda. Sono tutte prove della mancanza di coscienza ambientale, dell’incapacità di sentirsi custodi della terra che deriva essenzialmente dal fatto di non sentirla più come la propria terra, essendo di fatto espropriata dall’Italia. Ma i veneti ci hanno messo del loro e sono colpevoli di questo degrado.

Che fare, dunque? Prima di parlare di provvedimenti concreti, linee generali e azioni specifiche, di cui si parlerà volentieri in altra occasione, va riposizionata la propria identità in rapporto alla terra su cui si vive. I veneti devono tornare a concepirsi come “popolo veneto della Repubblica Veneta occupata” e non come “popolazione dell’ente amministrativo territoriale denominato Regione Veneto dall’Italia”. Da qui, e forse solo da qui, può ripartire un sentimento di amore, perfino di gelosia (in senso positivo, come Dio creatore nella Bibbia viene detto “geloso” verso la creazione che ama) verso la propria terra.

Da questo sentimento scaturirà, se ritrovata la coscienza di sè come popolo, ogni azione conseguente che non sarà catalogabile come “ambientalista”, ma sarà di vera cultura della custodia dell’eredità ricevuta dai padri, allo scopo di lavorarla, migliorarla e trasmetterla ai figli affinché ne possano godere.